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Vino di melograno, cos’è e come si prepara

by Giulia De Sanctis
12 Ottobre 2023
in Cucina
Vino di melograno

Foto | Unsplash @ Vladyslava Sorina - Vinamundi.it

Avete mai sentito parlare del vino di melograno? È importante specificare che formalmente si può parlare di vino solo per bevante fermentate a partire dall’uva.

Infatti, secondo il Regolamento Europeo CE 479/2008: il vino è il prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale di uve fresche, pigiate o no, o i mosti di uva.

La storia del vino di melograno

Dunque, il vino di melograno è una mera licenza poetica e non è una novità: gli Egizi e Greci ne sapevano tanto al riguardo. I primi erano soliti mangiarne il frutto, ma come è stato rinvenuto da alcuni geroglifici, ne usavano anche il succo per ottenere la bevanda shedeh. Addirittura nella tomba di Tutankhamen sono state rinvenute delle anfore recanti il nome del vino di melograno.

Vino di melograno
Foto | Unsplash @Eugenia Maximova – Vinamundi.it

Oltre agli usi culinari, il melograno era anche un ottimo vermifugo, dunque considerato un frutto medicinale per le sue proprietà terapeutiche.

Era sinonimo di ricchezza e abbondanza, per cui era usato durante le cerimonie funebri, simboleggiando il nutrimento dei defunti.

Secondo il mito greco, l’albero del melograno venne piantato da Afrodite e il frutto simboleggiava il sangue di Dioniso Zagreo, dunque considerato sacro.

Vi è poi il mito della dea Persefone, per i Romani Proserpina, figlia di Zeus e Demetra, legato alla pianta di melograno: Persefone venne rapita da Ade, il dio dell’oltretomba, mentre la madre, Demetra, dea dell’agricoltura e dei raccolti la cerca disperatamente.

Nella sua ricerca dimentica il suo lavoro, per cui sulla Terra si abbatte un inverno rigido e gli uomini morivano di fame. Zeus impietosito raggiunse un accordo con Ade: poiché Persefone aveva mangiato solo sei semi di melagrana e non l’intero frutto, sarebbe stata con il marito solo sei mesi e gli altri sei poteva trascorrerli con la madre sulla Terra.

Ecco perché in primavera-estate fiorisce la vegetazione, poiché è la dea Demetra che per la felicità del ritorno di sua figlia fa germogliare i raccolti.

Una prima testimonianza scritta risale al filosofo Teofrasto, che ne descrive l’albero e il frutto. Quindi una pianta simbolo millenario di fertilità e fortuna, ma allo stesso tempo anche cibo dei defunti.

Non dimentichiamo inoltre che nella Bibbia si parla di melagrana come uno dei 7 frutti prodotti dalla Terra Promessa: “(…) il Signore ti porterà in un’ottima terra…terra da grano, orzo e da viti dove prosperano i fichi, melograni e gli ulivi”.

Come si ottiene il vino di melograno?

Il vino di melograno si ottiene facendo fermentare i chicchi omonimi del frutto. È una bevanda alcolica, dal volume di circa 11,5%, molto comune in Armenia e in Israele.

Bicchiere di vino di melograno
Foto | Unsplash @PaulaMorin – Vinamundi.it

La sua temperatura di servizio ideale si aggira intorno ai 14-15 gradi, mentre va conservato a temperature più basse, solitamente 10°.

Accompagna principalmente insalate, taglieri di formaggi o frutta fresca e nell’Antico Egitto tale bevanda, dal sapore dolciastro, veniva riscaldata prima di essere bevuta.

In Israele, tra i monti della Galilea, ci si può imbattere nella Rimon Winery, che dal 2003 produce un’ottimo vino di melograno da dessert.

Da provare sono il Rimon Winery Pomegranate dry wine 2007, un vino prodotto utilizzando un unico tipo di melograno ed è dalle caratteristiche eleganti, dal colore rosso porpora e invecchia in barrique per almeno 14 mesi.

Ci sono poi il Rimon Winery Rosé semi Sweet, un vino piuttosto dolce dalla fermentazione che dura un paio di settimane e poi bloccata per donargli la dolcezza che lo contraddistingue e il Rimon Winery Easy Port, un vino strutturato ma leggero, che invecchia diversi mesi in botti di rovere.

Nonostante il clima ideale italiano, nella nostra penisola non si coltivano alberi di melograno o se lo si fa è davvero una coltura molto limitata.

Qualche eccezione la si trova nelle terre di Grottaglie, in Puglia, dove ci sono ottime realtà legate al vino di melograno, come la cooperativa Pomgrana, una tra le più grandi in Europa e fondata da un israeliano, Uzi Cairo.

Anche la Sicilia non è da meno, in particolare gli agricoltori di Marsala e Mazara del Vallo (Trapani), che hanno deciso di reinventarsi nel periodo di crisi della viticoltura.

L’interesse verso la coltivazione dell’albero di melograno va via via crescendo tanto che il suo consumo dal 2014 ad oggi è aumentato del 25%

In Italia si è arrivati ad una coltivazione di 203 ettari, ipotizzando per il 2017 una produzione di 6mila tonnellate. Attualmente i maggiori paesi coltivatori di melograno sono l’India e l’Iran, anche se Paesi come Turchia, Israele e Spagna hanno saputo meglio di altri commercializzarlo.

Giulia De Sanctis

Giulia De Sanctis

Laureata in Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico Contemporaneo, collaboro attivamente con riviste e testate web del settore culturale, enogastronomico, tempo libero e attualità.

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