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Vini varietali, che cosa sono e le loro caratteristiche

by Giulia De Sanctis
10 Maggio 2023
in Il vino
Mano che prende una bottiglia di vino da uno scaffale

Foto | Pexels @RanaM

La categoria dei vini varietali è piuttosto recente. La dicitura vino varietale si inserisce nell’ambito del processo di organizzazione del sistema europeo di certificazione dei vini, iniziato nel 2008 e volto a uniformare le sigle adottate per il riconoscimento di questi prodotti.

Le sigle DOC e DOCG sono state inglobate nella più ampia categoria dei vini DOP (Denominazione di Origine Protetta), i vini IGT in quella dei vini IGP (Indicazioni di Origine Protetta), mentre tra i vini senza denominazione d’origine – quelli che ancestralmente erano noti come vini da tavola – sono stati suddivisi nelle categorie vini generici e vini varietali.

Grappolo uva
Immagine | Pixabay @Couleur

Quindi possiamo incominciare con il dire che i vini varietali sono vini senza denominazione di origine o indicazione geografica protetta.

A seguito delle indicazioni europee, i vari legislatori nazionali hanno adottato appositi provvedimenti per garantire il rispetto delle indicazioni comunitarie. 

In Italia i primi riferimenti normativi sono il DM MIPAAF del dicembre 2009 e il DM 381 del 19 marzo 2010, in cui i vini varietali sono definiti come vini senza DOP o IGP designati con il nome del vitigno e come vini designati con le indicazioni del nome di una o più varietà di uve da vino.

Le caratteristiche dei vini varietali

In sostanza i vini varietali presentano uno stretto legame tra vitigno e zona geografica di coltivazione delle uve e non devono seguire le norme di specifici disciplinari di produzione.

Devono invece essere prodotti, per almeno l’85% della loro base ampelografica, a partire da uve di specifici vitigni non autoctoni, espressamente indicati dalla legge.

I vitigni ammessi per la produzione di vini varietali sono Cabernet, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Merlot, Sauvignon, Syrah.

Uva nera
Foto | Unsplash @Andrea Cairone

È da dedicare un discorso a parte per i vini spumanti senza denominazione: qui i vitigni ammessi sono Moscato, Malvasia, Trebbiano e Pinot (senza distinzione tra Bianco, Grigio e/o Nero).

I vini varietali, per essere messi in commercio con tale nome, devono ottenere una specifica certificazione e devono essere sottoposti a una serie di controlli da parte di organi specifici, iscritti in uno specifico elenco.

Tra questi, i produttori possono scegliere il loro organismo di controllo previa comunicazione alla Regione e all’Ispettorato Centrale.

Etichetta dei vini varietali: indicazioni obbligatorie e facoltative

Come si riconosce un vino varietale? Leggendo l’etichetta della bottiglia ci sono specifiche indicazioni che consentono di individuare e riconoscere un vino varietale.

Per prima cosa, non ci sarà alcuna indicazione relativa a DOC – DOCG (DOP) o IGT – IGP, ma ci saranno indicazioni sul vitigno prevalente, sul colore, sull’imbottigliatore, sulla capacità/volume della bottiglia, sulla gradazione alcolica, la nazione di provenienza, oltre alle informazioni sui solfiti e lotto di produzione.

È invece facoltativa l’indicazione dell’annata: esiste un’altra specifica categoria, i vini d’annata, che prevede la possibilità di inserire in etichetta l’anno di vendemmia delle uve.

Esistono anche vini varietali d’annata, ovvero prodotti con almeno l’85% di uve provenienti dai vitigni che sopra abbiamo riportato e appartenenti ad una medesima annata. In questo caso, l’annata rientra tra le indicazioni obbligatorie.

Giulia De Sanctis

Giulia De Sanctis

Laureata in Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico Contemporaneo, collaboro attivamente con riviste e testate web del settore culturale, enogastronomico, tempo libero e attualità.

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