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La cantina Gaja guida la classifica top 100 di Gentleman

by Giulia De Sanctis
13 Febbraio 2024
in Notizie
Bere vino rosso in estate? Si può fare! 

Bere vino rosso in estate? Si può fare!  | Pixabay @头比肩宽 - Vinamundi.it

Torna la classifica di quelli che sono considerati i migliori vini italiani: quest’anno Gentleman ha compilato la graduatoria dei Top 100 sommando le valutazioni delle cinque guide che li giudicano con un voto, prendendoli in esame tutti, nessuno escluso.

La Top 100 viene stilata sommando i voti delle sei guide italiane più autorevoli – Gambero Rosso, Veronelli, Bibenda, Vitae, Cernilli e Maroni – attraverso un database che censisce oltre 2mila etichette all’anno, a cura di Cesare Pillon, affiancato da Emanuele Elli.

Novità di quest’anno è l’aver incluso i punteggi di vini indipendentemente dalla loro presenza in tutte e cinque le guide.

Ricompaiono così nomi assenti dalla scorsa edizione e si affiancano più etichette nella stessa posizione. Nessuno viene escluso e la classifica dà un’immagine più consona rispetto al panorama della critica enologica.

La graduatoria dei Top 100 vede due vini piemontesi e il ritorno di Gaja

Sul podio sono saliti due vini piemontesi, evento che non si era quasi mai verificato finora e dei due a conquistare il primo posto è stato uno dei più illustri assenti delle ultime annate, ovvero Angelo Gaja, con uno dei suoi cru di Barbaresco, il Sorì Tildin 2020.

Due calici di vino rosso
Immagine | Unsplash @Rikkia Hughes – Vinamundi.it

L’altro piemontese, un Barolo di Bruno Giacosa, il Falletto Riserva 2017 del Vigneto Le Rocche, si è piazzato in terza posizione, lasciando la seconda al Sassicaia 2020 di Tenuta San Guido, diverso non soltanto perché è nato in Toscana ma perché è l’unico a essere ricavato da un blend di uve alloctone, mentre gli altri due sono dei monovarietali autoctoni.

Nella Top 100 del 2023, invece, il Sassicaia era al vertice e dietro c’erano un altro alloctono, il Montiano, Merlot laziale che adesso è in sesta posizione e un autoctono umbro di Torgiano, il Rubesco Vigna Monticchio, oggi tra i quattordicesimi con l’annata 2019.

Ebbene sì, tra i quattordicesimi perché in quella posizione ce ne sono tre di vini: un’altra delle novità di quest’anno è l’abbondanza di punteggi a pari merito, in media ci sono tre etichette per ogni posizione.

A proposito di abbondanza, il ritorno di Gaja nei 100 Top Rossi da cui era stato ingiustamente bandito negli anni scorsi è avvenuto non soltanto con la conquista del primo posto ma in misura trionfale: complessivamente i suoi vini in classifica sono quattro Barbaresco (i tre cru, Sorì San Lorenzo e Costa Russi oltre a Sorì Tildin, più quello base, tutti dell’annata 2020) e, non bastasse, c’è pure il Barolo Sperss 2019.

Anche l’altro importante produttore ignorato fino all’anno scorso e che questa volta è salito sul podio, Bruno Giacosa, è tornato alla ribalta senza esagerare: oltre al Barolo Falletto che ha conquistato il terzo posto, si è limitato a piazzare il Barbaresco Rabajà 2019 al 26° posto.

Con l’apporto di Barolo classici come l’Ornato 2019 di Pio Cesare, recuperato anche questo dopo qualche anno di ostracismo, di Barolo innovativi come il Ciabot Mentin Ginestra 2019 di Domenico Clerico e di vecchie glorie rivisitate come il Grignolino d’Asti Monferace 2018 della Tenuta Santa Caterina, il Piemonte ha finalmente una rappresentanza adeguata di 33 vini in graduatoria, che la Toscana supera ancora, ma di poco.

Nelle 36 varietà toscane presenti in classifica ci sono i grandi dimenticati degli anni scorsi, il Masseto e il Solaia con l’annata 2020, ma anche tutte le storiche denominazioni d’origine: sei Chianti Classico Gran Selezione, due dei quali firmati Ricasoli, cinque Brunello di Montalcino, due Nobili di Montepulciano, un Carmignano.

Quattro Bolgheri Superiore oltre al Sassicaia e al Masseto, testimoniano un’attenzione molto vigile anche per le Doc di più recente istituzione.

Nei primi 100 rossi non sono stati certamente dimenticati i SuperTuscan che hanno avuto un ruolo nel rinascimento del vino italiano, dal Tignanello dei Marchesi Antinori al Sodi di San Niccolò del Castellare di Castellina, dal Cepparello di Isole & Olena al Lupicaia di Castello del Terriccio e non manchino gli IGT, i rossi a Indicazione geografica tipica di nuova generazione che si sono già messi in luce, come il Merlot Baffonero di Rocca di Frassinello e il Monteverro dell’azienda omonima.

A differenza della critica internazionale la Top 100 rossi 2024, non è tosco-piemonte centrica e non dimentica i cavalli di battaglia, dagli Amaroni della Valpolicella agli Aglianico del Vulture, dal San Leonardo dei Guerrieri Gonzaga in Trentino al Turriga degli Argiolas in Sardegna.

La classifica delle classifiche sa anche cogliere le nuove proposte, dal Fiorano risorto nel vigneto che era stato estirpato, nel Lazio, all’Etna Rosso dell’azienda Pietradolce, in Sicilia, ricavato da viti centenarie di Nerello Mascalese pre-filossera, quindi non innestate, coltivate nella Vigna Barbagalli, a 950 metri di altitudine sulle pendici del vulcano.

Giulia De Sanctis

Giulia De Sanctis

Laureata in Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico Contemporaneo, collaboro attivamente con riviste e testate web del settore culturale, enogastronomico, tempo libero e attualità.

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