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Valdobbiadene: la scelta audace di abbandonare il nome Prosecco

by Redazione Vinamundi
2 Aprile 2025
in Il vino
Valdobbiadene: la scelta audace di abbandonare il nome Prosecco

Valdobbiadene: la scelta audace di abbandonare il nome Prosecco

Valdobbiadene rappresenta molto più di un semplice sinonimo di Prosecco. Questa è la convinzione radicata dell’azienda vitivinicola Andreola, che ha scelto di escludere il termine “Prosecco” dalle proprie etichette. Tale decisione non è casuale, ma è un tentativo strategico di differenziare nettamente la produzione di Valdobbiadene da quella del Prosecco Doc. Stefano Pola, proprietario dell’azienda di Farra di Soligo, considera questa mossa fondamentale per preservare l’identità e la qualità del vino prodotto nel proprio territorio.

La scelta di non utilizzare “Prosecco” è motivata dalla necessità di evidenziare le specificità del territorio di Valdobbiadene, un’area storica e viticola che ha guadagnato crescente riconoscimento internazionale per la qualità dei suoi vini. Pola sottolinea: “Il nostro è un territorio con caratteristiche uniche e storiche, ed è importante farlo sapere”. Questa visione è condivisa anche da altre aziende, come Col Vetoraz, che cercano di mettere in luce le differenze tra Prosecco Doc e Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, spesso fraintesi dal pubblico.

Una scelta coraggiosa

La decisione di rinunciare al nome Prosecco è vista dall’enologo Mirco Balliana come un “arma a doppio taglio”. Da un lato, il termine può facilitare la commercializzazione del prodotto, dall’altro può rappresentare un ostacolo per le aziende che desiderano posizionarsi in un mercato di alta qualità. Balliana afferma: “Associando le nostre etichette a un territorio specifico, ci posizioniamo come una voce fuori dal coro, puntando su un discorso di qualità”. Questa visione implica una chiara distinzione tra le due categorie di vino e una valorizzazione del terroir che caratterizza Valdobbiadene.

Stefano Pola avverte del rischio di essere confusi con il Prosecco, un marchio popolare che può trascinare verso un mercato di prezzi più bassi e qualità mediocre. “In questa zona, la viticoltura eroica richiede oltre 800 ore di lavoro all’anno per ettaro, rispetto alle 70-80 ore richieste nella zona del Prosecco Doc”, spiega Pola. Questa differenza, sia quantitativa che qualitativa, è cruciale per l’identità del vino prodotto a Valdobbiadene.

L’identità del vino e le generazioni

Le ragioni alla base di questa scelta si intrecciano con dinamiche generazionali e considerazioni di mercato. Balliana sottolinea come il termine Prosecco venga percepito dalle generazioni più anziane come un marchio forte e vincente. Tuttavia, tra i produttori più giovani, questo attaccamento sta diminuendo. Secondo Balliana, “rinunciare alla dicitura Prosecco significa anche rinunciare a quote di mercato che, in molti casi, si costruivano da sole”. È una scelta rischiosa, ma Pola la considera necessaria per la sopravvivenza e il futuro di Valdobbiadene.

Pola aggiunge: “Se non spingiamo sul territorio, rischiamo di essere schiacciati dalla forza del Prosecco Doc”. Anche se questa scelta potrebbe comportare una perdita immediata di mercato, c’è la speranza di guadagnare in termini di identità e riconoscimento. “La nostra visione è quella di costruire un’identità migliore per il nostro vino, e spero che i nostri sforzi vengano riconosciuti”, conclude Pola.

Le sfide del mercato globale

La situazione attuale è complicata da fattori esterni, come le incertezze nel contesto internazionale e le minacce di dazi da parte degli Stati Uniti. Pola esprime la sua preoccupazione, affermando: “Spero che Trump stia bluffando”. Attualmente, negli Stati Uniti si esportano circa 120 milioni di bottiglie di Prosecco Doc e 40 milioni di bottiglie di Prosecco Superiore. Dazi del 200% sulle esportazioni potrebbero avere un impatto devastante sui prezzi, rendendo difficile per aziende come Andreola mantenere la propria posizione sul mercato.

Nonostante le sfide, puntare sul territorio rimane una strategia vincente per valorizzare l’identità di Valdobbiadene. Pola spiega: “Non basta rivolgersi a mercati alternativi come la Cina, dove il Prosecco non è ancora un prodotto molto ricercato”. Costruire un’immagine forte e distintiva per i vini di Valdobbiadene è fondamentale per emanciparsi dal termine “Prosecco”, che tende a generalizzare e a ridurre la varietà e la qualità dei prodotti offerti.

La strada è lunga e tortuosa, ma la determinazione di aziende come Andreola rappresenta un segnale di speranza e innovazione in un settore in continua evoluzione.

Redazione Vinamundi

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