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Trump alza la posta: dazi del 200% su vini e champagne europei in risposta ai dazi sul whisky americano

by Redazione Vinamundi
14 Marzo 2025
in Il vino
Trump alza la posta: dazi del 200% su vini e champagne europei in risposta ai dazi sul whisky americano

Trump alza la posta: dazi del 200% su vini e champagne europei in risposta ai dazi sul whisky americano

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha recentemente intensificato la sua retorica commerciale, lanciando minacce all’Unione Europea con l’introduzione di dazi del 200% su vini e champagne. Questa dichiarazione, riportata dall’agenzia ANSA, è una risposta diretta ai dazi del 50% sul whisky americano annunciati dall’UE. Trump ha descritto l’Unione Europea come «una delle autorità fiscali e tariffarie più ostili e abusive al mondo», dando inizio a una nuova fase di tensioni commerciali tra Stati Uniti e UE.

La genesi della polemica

La disputa commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea ha radici profonde. Negli ultimi anni, entrambe le parti hanno applicato misure tariffarie che hanno colpito vari settori, dal settore automobilistico a quello agroalimentare. La recente decisione dell’UE di imporre dazi sul whisky statunitense è stata vista come una risposta alle tariffe già imposte da Trump su acciaio e alluminio. La situazione si complica ulteriormente a causa della questione dei sussidi a Boeing e Airbus, che ha alimentato le tensioni tra le due sponde dell’Atlantico.

Trump ha affermato: «Se non verrà rimossa immediatamente la tariffa sul whisky, gli Stati Uniti imporranno a breve dazi del 200% su tutti i vini, champagne e prodotti alcolici in arrivo dalla Francia e dagli altri Paesi dell’Unione Europea». Questa mossa, secondo il presidente, sarebbe vantaggiosa per le aziende vinicole americane, ma potrebbe avere ripercussioni devastanti per l’industria vinicola europea, in particolare quella francese e italiana.

L’appello di Federvini

In risposta a queste minacce, Federvini, l’associazione italiana dei produttori di vini e alcolici, ha già lanciato un appello all’Unione Europea per sospendere i dazi sul whisky. La richiesta è mirata a evitare un ulteriore inasprimento delle relazioni con Washington. Il presidente di Federvini ha sottolineato l’importanza di mantenere aperti i canali di dialogo e cooperazione commerciale, evitando misure che potrebbero infliggere danni reciproci.

Inoltre, il settore vinicolo europeo ha chiesto alla Commissione Europea di non inserire il vino statunitense nella lista nera delle merci soggette a tariffe elevate. Questo approccio preventivo è stato adottato per evitare di creare un conflitto commerciale che potrebbe rivelarsi controproducente per entrambe le parti.

La risposta francese

La risposta della Francia è stata immediata e decisa. Laurent Saint-Martin, il ministro del Commercio Estero francese, ha dichiarato su X (ex Twitter): «Non cederemo alle minacce». Questa affermazione sottolinea la determinazione della Francia a difendere i propri interessi commerciali e culturali, in un contesto in cui il vino è visto non solo come un prodotto, ma anche come un simbolo della tradizione e dell’identità francese.

Nicolas Ozanam, presidente dell’associazione francese Fevs, ha espresso il malcontento degli esportatori di vino e liquori, affermando che i loro interessi sono stati sacrificati a causa delle decisioni della Commissione Europea. «Siamo stanchi di essere sistematicamente sacrificati per questioni che non ci riguardano», ha dichiarato, esprimendo la necessità di un approccio più realistico da parte dell’Unione Europea.

L’impatto economico dei dazi

Le conseguenze di un’imposizione dei dazi al 200% sui vini europei sarebbero devastanti. L’Unione Europea potrebbe perdere circa 4,9 miliardi di euro in esportazioni, un importo che rappresenterebbe il totale delle vendite di vino europeo negli Stati Uniti. Questa situazione potrebbe non solo danneggiare i produttori europei, ma avere un impatto diretto anche sull’industria vinicola americana. Infatti, per ogni euro speso per il vino importato, si generano circa 4,5 euro per l’economia statunitense, creando un circolo vizioso che potrebbe danneggiare entrambe le economie.

L’Italia, in particolare, ha un forte legame commerciale con gli Stati Uniti nel settore vinicolo. Secondo l’Osservatorio Uiv, nel 2022 l’Italia ha esportato negli Stati Uniti il 24% del suo totale export globale di vino, per un valore di 1,93 miliardi di euro, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, l’introduzione di dazi al 200% potrebbe azzerare completamente queste esportazioni, mettendo in crisi numerosi produttori e l’intera filiera.

Le tensioni in un contesto globale

Questa situazione si inserisce in un contesto di crescente tensione commerciale a livello globale, dove le guerre tariffarie tra le nazioni sembrano non avere fine. La crescente interdipendenza economica tra Stati Uniti e Europa rende queste dispute ancora più complesse, poiché entrambe le parti dipendono da rapporti commerciali stabili e produttivi.

L’auspicio è che si possa giungere a una risoluzione pacifica della controversia, evitando che il settore vitivinicolo e, più in generale, le relazioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa subiscano danni irreparabili. In un mondo sempre più interconnesso, la cooperazione e il dialogo diventano essenziali per garantire un futuro prospero per entrambe le sponde dell’Atlantico.

Redazione Vinamundi

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