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L’essenza del mirto: storia, tradizione e ricetta del celebre liquore sardo

by Marco Viscomi
21 Febbraio 2026
in Senza categoria
Mirto

Mirto | alanews.it

Simbolo della Sardegna, il liquore di mirto racconta una storia millenaria tra mito, tradizione e innovazione produttiva. Scopri usi, curiosità e valore culturale

 

Cagliari, 21 febbraio 2026 – Il Mirto di Sardegna rappresenta un’eccellenza della tradizione isolana, un liquore che affonda le proprie radici nella storia e nella mitologia mediterranea. Oggi, grazie a rigorosi disciplinari produttivi e a una crescente valorizzazione internazionale, il mirto si conferma un simbolo distintivo della cultura enogastronomica sarda, apprezzato oltre che per il suo sapore anche per le sue proprietà benefiche.

La storia millenaria e il valore simbolico del mirto

L’origine del nome mirto deriva dal greco myron, che significa “essenza profumata”, un chiaro riferimento all’aroma intenso che questa pianta sprigiona. La sua sacralità è testimoniata dalla mitologia greca, dove il mirto è collegato ad Afrodite, dea dell’amore e della bellezza. Secondo Ovidio, la dea si nascose dietro un cespuglio di mirto per sfuggire a un satiro, e Dioniso, nel mito, fu chiamato a donare una pianta di mirto per liberare la madre dall’Ade, conferendo alla pianta un significato legato al ciclo della vita e alla sfera dell’oltretomba.

Nelle antiche celebrazioni dedicate a Venere Mirtea, le donne si adornavano con rami di mirto, ritenuto afrodisiaco e simbolo di fedeltà amorosa. Anche nell’epoca romana il mirto godeva di grande rispetto: piantato nei pressi del tempio di Quirino a Roma e presente nelle cerimonie nuziali come portafortuna, era usato per incoronare poeti e guerrieri vittoriosi senza spargimento di sangue.

Caratteristiche botaniche e produzione del liquore

L’arbusto Myrtus communis, da cui si ricavano le bacche per il liquore, è una specie spontanea e autoctona della Sardegna e della Corsica, molto diffusa nella macchia mediterranea. Cresce in terreni poveri e resiste al clima siccitoso, prediligendo suoli acidi o neutri. La pianta, sempreverde e longeva, può raggiungere anche i 5 metri di altezza in esemplari vetusti.

La produzione del liquore di mirto segue un rigido disciplinare, volto a preservarne qualità e tipicità. La raccolta delle bacche, effettuata da dicembre a gennaio, avviene esclusivamente da piante spontanee o coltivate senza l’uso di fertilizzanti e fitofarmaci. Dopo una pulizia accurata, le bacche vengono messe in infusione idroalcolica per almeno 15 giorni, seguita da pressatura, filtraggio e dolcificazione naturale con zucchero o miele. Sono assolutamente vietati l’uso di conservanti, aromatizzanti e coloranti. Il risultato è un liquore dal gusto intenso e avvolgente, con un grado alcolico che varia tra il 28% e il 36% vol., da consumare preferibilmente freddo e apprezzato per le sue proprietà digestive.

Il marchio industriale più noto a livello nazionale resta Zedda Piras, recentemente passato dal gruppo Campari a Illva Saronno Holding, un cambiamento che promette nuove strategie di espansione per questo prodotto simbolo della Sardegna.

Il mirto oltre il liquore: usi in cucina e tradizioni gastronomiche

Non solo liquore: il mirto è un ingrediente prezioso anche in cucina, soprattutto nella tradizione sarda. Le foglie vengono usate per insaporire il maialetto arrosto allo spiedo, donando alla carne un profumo unico grazie al rilascio degli oli essenziali durante la cottura. Inoltre, i giovani germogli della pianta vengono impiegati per produrre il mirto bianco, una variante meno diffusa e dal sapore più delicato.

Curiosamente, si ipotizza che il nome della mortadella derivi da “myrtarium”, un antico insaccato romano aromatizzato con bacche di mirto, poi sostituite da quelle di pepe. Questo legame testimonia la versatilità e l’importanza storica del mirto nella cultura mediterranea.

Oggi, il Mirto di Sardegna continua a essere prodotto anche a livello artigianale in molte famiglie, mantenendo viva una tradizione che unisce storia, mito e piacere del gusto, diventando così un vero e proprio emblema dell’identità isolana, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Marco Viscomi

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