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Il Consorzio del Lambrusco: delusi ma pronti al dialogo con i fuoriusciti

by Redazione Vinamundi
4 Aprile 2025
in Il vino
Il Consorzio del Lambrusco: delusi ma pronti al dialogo con i fuoriusciti

Il Consorzio del Lambrusco: delusi ma pronti al dialogo con i fuoriusciti

Il mondo del Lambrusco sta vivendo un momento di grande tensione e incertezze. Recentemente, si è assistito alla scissione che ha dato vita a “I Custodi del Lambrusco”, un’associazione composta da 26 aziende vitivinicole di Modena e Reggio Emilia. Questa nuova realtà, presentata il 31 marzo scorso, ha sollevato interrogativi significativi sul futuro del consorzio e sulla coesione del settore vitivinicolo, già provato da sfide come i dazi imposti dagli Stati Uniti.

Giacomo Savorini, il direttore del Consorzio Tutela Lambrusco, esprime il suo dispiacere per la situazione attuale: “Il primo sentimento è di grande rammarico per quanto accaduto”. La scissione ha portato via oltre il 10% dei volumi di produzione, un colpo significativo per un consorzio che contava circa 60 associati prima della frattura. Oggi, il Consorzio Lambrusco conta 35 soci diretti, ma la rappresentanza normativa rimane solida, nonostante la fuoriuscita di aziende importanti.

la scissione e le sue conseguenze

L’iniziativa de I Custodi del Lambrusco, sebbene legittima e motivata dalla necessità di valorizzare l’artigianalità, ha suscitato preoccupazioni simili a quelle vissute dalle Famiglie dell’Amarone nel 2021. In entrambi i casi, le aziende più piccole si sentono meno rappresentate all’interno di consorzi dominati da grandi cantine sociali.

Il direttore Savorini sottolinea che la scissione è avvenuta mentre il Consorzio stava ottenendo risultati positivi nella promozione del Lambrusco. Tuttavia, il fatto che le aziende che hanno scelto di uscire avessero partecipato a eventi promozionali recenti fa sorgere domande sulle vere motivazioni di questa decisione. “Abbiamo applicato sconti sulle quote di partecipazione agli eventi in maniera inversamente proporzionale rispetto ai volumi prodotti”, spiega Savorini, evidenziando l’impegno del Consorzio nel supportare le piccole aziende.

le sfide del settore vitivinicolo

La crisi generale del settore vitivinicolo ha portato a una maggiore riflessione interna. Le aziende che hanno scelto di uscire si sentivano probabilmente sempre più distanti dalla direzione intrapresa dal Consorzio, che ha cercato di promuovere vini indipendentemente dal nome dell’azienda produttrice. Questo approccio, sebbene innovativo, ha creato dissapori tra i produttori.

Secondo Savorini, la scissione non può essere semplicisticamente letta come una rivalità tra piccoli e grandi produttori. “Non esiste una distinzione netta tra cantine cooperative e piccole imprese”, afferma. Alcuni nomi noti, come Paltrinieri e Corte Manzini, continuano a far parte del Consorzio e sono considerati custodi della tradizione del Lambrusco. La situazione attuale riflette quindi una complessità che va oltre le apparenze, con tanti attori coinvolti che hanno interessi e esigenze diverse.

il futuro del lambrusco

Recentemente, il Consorzio ha introdotto un nuovo disciplinare, un processo iniziato nel 2019 e concluso con l’adozione di nuove regole nel dicembre 2024. Questo cambiamento, che include la riduzione delle rese sulle Doc e l’introduzione della sottozona Monte Barello per le piccole aziende del Grasparossa, dimostra l’impegno del Consorzio nel rispondere alle richieste degli associati.

Tuttavia, la frattura rimane e la questione legale riguardante l’uso del nome “Lambrusco” da parte de I Custodi è sul tavolo. Savorini fa sapere che, sebbene ci sia la possibilità di intraprendere azioni legali, la volontà del Consorzio è quella di trovare un accordo pacifico. “Stiamo lavorando affinché la situazione rientri senza arrivare a determinati estremi”, afferma, sottolineando che il dialogo rimane una priorità.

In vista del prossimo Vinitaly, il Consorzio ha cercato di collaborare con I Custodi, invitandoli a partecipare con una selezione di vini per gli “speed tasting”. Purtroppo, la risposta è stata negativa, ma il Consorzio ha ricevuto adesioni da altri produttori non iscritti. Questo scenario non solo evidenzia la frattura esistente, ma suggerisce anche la possibilità di una collaborazione futura, sebbene le tensioni rimangano palpabili.

Il futuro del Lambrusco dipenderà quindi dalla capacità del Consorzio di affrontare le sfide interne e di trovare un terreno comune con le aziende che hanno scelto di seguire un percorso diverso. La volontà di dialogo è presente, ma la strada verso la riconciliazione potrebbe essere lunga e tortuosa, con un’industria vitivinicola che continua a cercare di navigare in acque tempestose.

Redazione Vinamundi

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