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Dazi USA e vino: la richiesta di una leadership europea più decisa

by Redazione Vinamundi
28 Marzo 2025
in Il vino
Dazi USA e vino: la richiesta di una leadership europea più decisa

Dazi USA e vino: la richiesta di una leadership europea più decisa

La recente minaccia del presidente statunitense Donald Trump di introdurre dazi che potrebbero arrivare fino al 200% sul vino europeo ha sollevato un allarme rosso tra i produttori vinicoli italiani e i loro consorzi di tutela. Questa potenziale imposizione rischia di avere conseguenze devastanti su un settore che già sta affrontando sfide significative. È diventato imperativo per la filiera vitivinicola italiana esercitare pressioni sul governo affinché agisca con decisione in ambito europeo, avviando trattative che possano prevenire l’applicazione di tali dazi.

Il mercato vinicolo italiano e l’importanza dell’export

Gli Stati Uniti continuano a rappresentare un mercato cruciale per l’export vinicolo europeo, con l’Italia che nel 2024 ha registrato esportazioni per un valore di circa 2 miliardi di euro. La situazione è preoccupante: secondo i dati forniti dall’Unione Italiana Vini (UIV), l’introduzione di dazi così elevati potrebbe compromettere l’80% delle esportazioni italiane di vino verso gli Stati Uniti, un mercato che rappresenta un volume di 2,9 milioni di ettolitri su un totale di 3,6 milioni. Questo si traduce in circa 350 milioni di bottiglie di vino italiano, prevalentemente nelle fasce di prezzo più accessibili.

Le conseguenze economiche di una simile misura sarebbero devastanti. Già con dazi al 25%, le stime indicano un impatto diretto di circa 470 milioni di euro sulle esportazioni italiane verso il mercato americano, senza considerare le ripercussioni indirette che potrebbero far lievitare il danno complessivo a quasi 1 miliardo di euro. Una situazione che, se non affrontata, potrebbe portare a una crisi profonda nel settore vitivinicolo italiano, che genera un fatturato di 17 miliardi di euro e impiega circa 870.000 persone tra operatori diretti e indiretti.

La mobilitazione dei consorzi di tutela

I consorzi di tutela stanno già mobilitando le proprie forze. Andrea Rossi, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, ha scritto ai ministri dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e dello Sviluppo Economico, chiedendo attenzione e un approccio deciso nei negoziati. Rossi ha evidenziato come i dazi al 200% potrebbero avere un impatto devastante sulla denominazione che rappresenta, considerando che circa il 35% dell’export del Vino Nobile è destinato agli Stati Uniti. La sua preoccupazione è che una simile imposizione metterebbe in seria difficoltà i produttori locali, che hanno investito notevoli risorse nella promozione del loro prodotto in questo mercato.

Il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi, ha espresso simili preoccupazioni, sottolineando che la denominazione Chianti esporta ogni anno circa il 25% della propria produzione negli Stati Uniti. La sua storia di successo nel mercato americano potrebbe subire un brusco arresto, costringendo molte aziende a fermare la produzione e ad attivare la cassa integrazione per i dipendenti. Busi ha avvertito che se i produttori non possono vendere negli Stati Uniti, la vendemmia del 2025 sarà seriamente compromessa, poiché non ci sarebbe spazio per il nuovo vino.

L’appello alla politica europea

In un contesto più ampio, Ignacio Sánchez, segretario generale del Comitato europeo delle aziende vitivinicole (CEEV), ha messo in guardia sul fatto che senza il commercio, le aziende vinicole europee non saranno in grado di sopravvivere a lungo termine. L’export di vino verso gli Stati Uniti rappresenta il 27% delle esportazioni europee nel settore e, in caso di dazi, il mercato statunitense potrebbe diventare inaccessibile. Sánchez ha esortato i rappresentanti politici europei a unirsi per superare questa crisi e negoziare una soluzione, poiché la chiusura del mercato americano significherebbe un colpo mortale per il settore.

Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini, ha adottato un tono diretto nel descrivere la gravità della situazione. Ha sottolineato che sebbene le esportazioni di vino siano aumentate, i consumi stanno calando, con una diminuzione del 7% negli Stati Uniti e del 4,5% in Europa nel terzo trimestre del 2023. Frescobaldi ha avvertito che non possiamo semplicemente interrompere la produzione di vino, poiché i vigneti continuano a produrre indipendentemente dalle difficoltà economiche. Ha chiesto un’azione collettiva per eliminare i dazi, evidenziando che un dazio del 200% sarebbe inaccettabile, ma anche un 25% rappresenterebbe una perdita ingente, particolarmente per le piccole e medie imprese che si affidano al mercato statunitense.

In questo scenario complesso, è evidente che il futuro della filiera vitivinicola italiana dipende da una risposta rapida e coesa da parte del governo e delle istituzioni europee. Solo attraverso un’azione concertata sarà possibile affrontare la minaccia dei dazi e proteggere uno dei settori più rappresentativi dell’eccellenza italiana nel mondo.

Redazione Vinamundi

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