Il vino italiano si distingue per qualità, innovazione e export, trainato da DOCG e nuove tecnologie: tutti i dati
Il settore del vino italiano si conferma protagonista assoluto a livello globale, nonostante alcune recenti sfide. Secondo l’aggiornato Focus ON Settore Vino pubblicato da SACE, l’Export Credit Agency italiana controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2025 l’Italia si è confermata il primo produttore mondiale di vino con una produzione stimata di 47,3 milioni di ettolitri, davanti a Francia (35,9 milioni) e Spagna (29,4 milioni). Tuttavia, la Spagna ha recentemente segnato un record produttivo con 52,6 milioni di ettolitri, superando l’Italia in termini di volume, grazie a una crescita del 34% rispetto alla media delle ultime cinque vendemmie.
Vino italiano: produzione e dinamiche regionali
Nonostante il primato, la produzione europea complessiva rappresenta il 60% del totale mondiale, ma si attesta su livelli inferiori rispetto alla media storica, con un calo dell’8% rispetto alla media quinquennale. In Italia la crescita è stata disomogenea: le regioni del Sud hanno fatto registrare un incremento robusto del 19%, mentre il Centro, in particolare la Toscana, ha subito una contrazione del 3% a causa di rese più basse. Tra le regioni esportatrici, il Veneto guida con un export da 2,9 miliardi di euro, seguito da Toscana e Piemonte, entrambe a 1,2 miliardi, sebbene tutte e tre abbiano chiuso il 2025 con risultati negativi. Positivo l’andamento di Lombardia, Puglia e Friuli-Venezia Giulia.
Mercato globale e tendenze di consumo
Il mercato mondiale del vino vale oggi circa 360 miliardi di dollari, con previsioni di crescita a 440 miliardi entro il 2031, a un tasso annuo del 3,37%. Tuttavia, l’export italiano ha subito una flessione del 3,7% nel 2025, attestandosi a 7,8 miliardi di euro. La contrazione ha interessato tutte le tipologie di vino, con i rossi e rosé fermi in calo del 5,4%, seguiti da spumanti e bianchi fermi. Il mercato statunitense, principale cliente, ha determinato in gran parte questa riduzione, così come Canada e Svizzera. In controtendenza, la Francia ha visto un aumento del 3,6%, mentre i mercati emergenti dell’Europa dell’Est e di paesi come Brasile e Vietnam mostrano dinamiche di crescita.
Sul fronte del consumo globale, dopo un lieve calo medio dello 0,7% negli ultimi due anni, si prevede una ripresa nei prossimi tre, con un focus crescente sulla premiumizzazione: i consumatori tendono a bere meno ma di qualità superiore. Cresce inoltre l’interesse per vini a basso contenuto alcolico o analcolici, in linea con una maggiore attenzione al benessere e alla salute.
Qualità e innovazione nella filiera italiana
Il sistema italiano può contare su un patrimonio di qualità certificata con 79 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG) nel 2026, distribuite su tutto il territorio nazionale. Queste certificazioni rappresentano un vero e proprio valore competitivo, rafforzato dall’adozione di tecnologie come il QR code, che consente di tracciare la storia completa del vino – dalla filiera all’origine – con dati certificati.
Nonostante le criticità legate all’aumento dei costi energetici e delle materie prime come vetro e fertilizzanti, nonché alle incertezze sui dazi esteri e agli impatti dei cambiamenti climatici, l’innovazione rappresenta la chiave di volta per il comparto. L’agricoltura di precisione, l’intelligenza artificiale applicata alla produzione e alla logistica, e un forte impegno verso la sostenibilità stanno già trasformando il modello produttivo e commerciale del vino italiano nel mondo.
Il ruolo di SACE è centrale in questo contesto: con un portafoglio assicurativo e di garanzie che supera i 270 miliardi di euro, l’agenzia sostiene oltre 62.000 imprese italiane, aiutandole a crescere e a espandersi sui mercati internazionali, anche in settori strategici come quello del vino, contribuendo a mantenere saldo il prestigio del Made in Italy nonostante le sfide globali.
