Non solo degustazioni e incontri tra produttori: la Slow Wine Fair di Bologna si conferma un appuntamento sempre più centrale per riflettere sul futuro del settore vitivinicolo e sul suo impatto sociale, ambientale ed economico. La manifestazione, ospitata negli spazi di BolognaFiere, nasce dall’incontro tra l’esperienza maturata nel biologico con Sana e l’impegno storico di Slow Food nella difesa della biodiversità, della sostenibilità e dell’equità lungo tutta la filiera alimentare. Giunta alla quinta edizione, la rassegna amplia il proprio orizzonte introducendo il concetto di “vino giusto”, ovvero una produzione capace di rispettare lavoratori, territori e comunità, generando valore condiviso e nuove opportunità sociali.
Slow Wine Fair, il vino come fenomeno sociale oltre che economico
Secondo gli organizzatori, l’evento non vuole limitarsi a essere una semplice esposizione commerciale, ma ambisce a diventare uno spazio di dialogo e visione. A Bologna il vino viene raccontato nella sua dimensione più ampia: non solo prodotto agricolo o simbolo culturale, ma anche strumento capace di incidere concretamente sulla vita delle comunità rurali e sulle condizioni di chi opera nei vigneti. La fiera propone quindi un racconto del settore che intreccia economia, cultura e responsabilità sociale, mettendo al centro il rapporto tra produzione e territorio.
Il confronto tra Zuppi e Petrini sul significato del “giusto”
Tra gli appuntamenti più attesi figura il dialogo in programma oggi, lunedì 23 febbraio, alle 14 tra il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo metropolita di Bologna, e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. L’incontro coinvolgerà i giovani presenti in fiera in una riflessione sul valore della responsabilità collettiva e sulla costruzione di comunità attente sia all’ambiente sia alle persone.
Il confronto si svolgerà tra gli stand di circa 1.100 cantine provenienti da tutte le regioni italiane e da 27 Paesi, con oltre 7.000 etichette in degustazione. A portare la propria esperienza saranno anche Michela Adriano, produttrice di Barbaresco con l’azienda Adriano Marco e Vittorio di Alba, ed Edoardo Dottori, vignaiolo marchigiano noto per il suo Verdicchio dei Castelli di Jesi. A moderare il dibattito sarà Mario Marazziti, portavoce della Comunità Sant’Egidio.
Terre Alte, la viticoltura come presidio del territorio
Un altro tema centrale della manifestazione riguarda la tutela delle cosiddette Terre Alte, aree fragili dal punto di vista ambientale e socio-economico dove la viticoltura può diventare un motore di rinascita. Coltivare nuovamente questi territori significa infatti contrastare l’abbandono, preservare il paesaggio e ricostruire relazioni sociali spesso compromesse dallo spopolamento.
I vigneti definiti “eroici” svolgono anche una funzione strategica nella prevenzione del dissesto idrogeologico, soprattutto nelle zone collinari e montane. La manutenzione dei terrazzamenti, la cura del suolo e la gestione delle acque piovane contribuiscono a stabilizzare il territorio, trasformando la viticoltura in un vero presidio ambientale. Il tema sarà approfondito nella conferenza “Terre Alte: quando il vino si fa comunità”, prevista domani alle 11.
Slow Wine Fair, inclusione sociale e recupero dei paesaggi vitati
Tra gli interventi annunciati figurano quelli di Donatella Murtas, direttrice della International Terraced Landscapes Alliance Italia, e di Samuele Heydi Bonanini, referente del Presidio Slow Food dello Sciacchetrà. Proprio Bonanini presenterà il progetto “Sciacchetrà del migrante”, avviato a Riomaggiore per recuperare terreni a rischio abbandono.
L’iniziativa ha permesso di salvare un ettaro di terra destinato a franare verso il mare, dimostrando come la coltivazione della vite rappresenti un elemento essenziale per la tutela del paesaggio delle Cinque Terre. Il progetto coinvolge stabilmente dieci giovani immigrati impiegati nelle aziende locali: alcuni di loro si sono trasferiti definitivamente nell’area, contribuendo a contrastare lo spopolamento e a rafforzare il tessuto sociale del territorio.
In questo modo la Slow Wine Fair ribadisce una visione del vino che va oltre la qualità nel calice, proponendolo come strumento concreto di sostenibilità, inclusione e rigenerazione delle comunità.
