Napoli, 21 febbraio 2026 – Nell’area archeologica di Pompei, dove nel 79 d.C. il Vesuvio ha seppellito una fiorente città romana, sta prendendo forma un progetto vitivinicolo unico al mondo, capace di coniugare tradizione millenaria e innovazione scientifica. Dopo secoli di silenzio, la terra vulcanica del sito torna a vivere grazie a una vigna archeologica che produce vino seguendo metodi agronomici risalenti all’epoca romana.
Il ritorno alla vite antica nel Parco Archeologico di Pompei
L’idea, frutto della collaborazione tra la cantina Feudi di San Gregorio, il Parco Archeologico di Pompei e l’Università di Milano, è quella di creare una vera e propria filiera vitivinicola interna al sito, dalla coltivazione alla vinificazione. Sotto la supervisione del professor Attilio Scienza, il team di ricerca ha analizzato il DNA delle viti antiche rinvenute nell’area, ricostruendo così i sistemi di coltivazione utilizzati dagli abitanti di Pompei prima dell’eruzione. La terra, ricca di minerali e cenere vulcanica, conserva ancora intatte le sue proprietà, permettendo una produzione viticola che fonde storia e qualità enologica.
Un elemento di grande rilevanza è la realizzazione di una cantina interna al parco, dove il processo di vinificazione e affinamento potrà svolgersi direttamente sul luogo di origine delle uve, garantendo un prodotto autentico e fortemente legato al territorio. Il risultato è un vino che non solo racconta la resilienza di Pompei, ma rappresenta un’eccellenza del Made in Italy in grado di sfidare il tempo.
Un progetto sociale e culturale ai piedi del Vesuvio
Oltre alla valenza storica e scientifica, questo progetto si caratterizza per il suo forte impatto sociale. La gestione del vigneto è affidata all’agronomo Pierpaolo Sirch, che ha integrato la coltivazione della vite in un più ampio piano di valorizzazione del paesaggio, comprendente anche la cura di ulivi pluricentenari. La dimensione etica emerge nella collaborazione con realtà del terzo settore, che partecipano attivamente alle fasi di lavorazione della terra e della vendemmia.
Questa iniziativa trasforma Pompei da “città morta” a centro di produzione e inclusione sociale, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva e partecipativa. Tra degustazioni e laboratori didattici all’aperto, si riafferma un modello di turismo sostenibile e culturale, che unisce memoria storica e innovazione. Sorseggiare un calice di vino nato dalle ceneri del Vesuvio diventa così un gesto carico di significato, un ponte tra passato e futuro.
