Preoccupazione per il vino italiano: i dati del report Cantina Italia segnalano criticità emergenti

Una bottiglia di vino

Una bottiglia di vino | Pexels @Markus Spiske - Vinamundi.it

Redazione Vinamundi

17 Gennaio 2026

Roma, 17 gennaio 2026 – L’ultimo report Cantina Italia pubblicato dall’ICQRF e aggiornato al 31 dicembre 2025 conferma una situazione delicata per il settore vinicolo italiano, con numeri che impongono una riflessione profonda. Le giacenze di vino, ormai quasi 60 milioni di ettolitri, rappresentano un campanello d’allarme per un comparto che fatica a smaltire le eccedenze accumulate nonostante l’Italia resti il primo produttore mondiale.

Vino, crescita delle giacenze e criticità territoriali

Nel corso dell’ultimo anno, le giacenze di vino sono aumentate del 4,4%, quelle di mosto del 16,8% e quelle di vino in fermentazione del 32,3%. Un incremento che segue una vendemmia record da 47,4 milioni di ettolitri, celebrata a fine 2025 ma che ha aggravato il problema delle scorte. La maggior parte delle giacenze si concentra nel Nord Italia, con un quinto localizzato nelle province di Treviso e Verona, epicentri della produzione di Prosecco. Se il Prosecco mantiene buone performance commerciali, altri vini a denominazione fissa, come il Pinot Grigio DOC Delle Venezie, risentono del calo globale dei consumi e delle difficoltà di smaltimento. Quest’ultimo presenta attualmente una giacenza di oltre 1,7 milioni di ettolitri, nonostante il 95% della produzione sia destinato all’export.

Sorprendenti sono anche le consistenti giacenze del Chianti Classico DOCG, con oltre 800 mila ettolitri stoccati in circa 350-400 cantine su 70 mila ettari. La produzione annua, oscillante tra 250 e 300 mila ettolitri, non riesce a compensare l’accumulo. La strategia di puntare su tipologie più pregiate come la Gran Selezione, con affinamenti più lunghi, ha prodotto effetti controproducenti: il vino resta a lungo in cantina in attesa di essere venduto, aggravando il problema delle scorte.

Le parole di Angelo Gaja: governare il limite e puntare alla qualità

Il celebre imprenditore Angelo Gaja, storico protagonista del vino italiano, ribadisce l’urgenza di una svolta: «Bisogna governare il limite, non solo estirpare vigne», ha dichiarato recentemente. Gaja suggerisce di ridurre la produzione a una forbice ottimale tra 35 e 42 milioni di ettolitri annui, un taglio significativo rispetto ai livelli attuali, per rispondere all’andamento del mercato e agli effetti del cambiamento climatico. Propone tra l’altro di abbassare la soglia per i vini da tavola da 400 a 250 quintali di uva per ettaro, per migliorare la qualità e dare maggior dignità a questa categoria di vini.

Gaja sottolinea anche la necessità di snellire la burocrazia per le cantine e invita a guardare con fiducia alle opportunità nei mercati asiatici e africani, dove il consumo di bevande alcoliche è in espansione e il vino può essere veicolo di cultura. Sui dazi imposti dagli Stati Uniti, dazi che frenano l’export, auspica una soluzione positiva nelle trattative in corso, pur invitando alla pazienza.

Puglia, bacino principale per le giacenze di mosto

Un altro dato significativo è l’elevata concentrazione di mosti in Puglia, che rappresenta quasi la metà delle giacenze nazionali. La regione resta il principale bacino di approvvigionamento enologico, con un flusso storico di mosti destinati a “rinforzare” vini più leggeri del Nord Italia. Nonostante le condizioni climatiche attuali non richiedano interventi di questo tipo, i numeri mostrano come la pratica sia ancora diffusa.

L’analisi complessiva del report mette in evidenza come il settore vinicolo italiano debba affrontare una fase di profonda trasformazione, orientata a un equilibrio tra produzione e domanda e a una maggiore qualità, per superare le difficoltà di un mercato in evoluzione.

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