Gen Z e vino, negli Usa si parte dal dolce per arrivare al secco

Vino e generazioni a confronto: Baby boomers e Gen Z tra tradizione e innovazione

Vino e generazioni a confronto: Baby boomers e Gen Z tra tradizione e innovazione

Alessandro Bolzani

24 Febbraio 2026

Negli Stati Uniti il rapporto tra i più giovani e il vino sta cambiando, e a guidare questa trasformazione è un approccio inatteso: partire dai vini dolci per educare il palato alle etichette più strutturate e secche. In un mercato sempre più complesso e competitivo, questa strategia sta aprendo nuove opportunità anche per molte produzioni italiane, che trovano proprio nella Generazione Z (Gen Z) un pubblico potenziale ancora tutto da esplorare.

Un corso universitario per avvicinare la Gen Z al vino

L’esperimento prende forma all’interno del corso “Wine Appreciation” tenuto dalla giornalista e docente Deborah Parker Wong presso la San José State University. L’obiettivo dichiarato non è soltanto insegnare nozioni tecniche, ma creare una vera cultura del vino tra studenti spesso alle prime esperienze o inizialmente diffidenti verso questo mondo.

Secondo Wong, l’idea diffusa che i giovani non siano interessati al vino non corrisponde del tutto alla realtà. Molti studenti, infatti, mostrano curiosità ma non possiedono ancora gli strumenti sensoriali per apprezzare tannini marcati e profili gustativi più amari. Per questo motivo il percorso didattico parte da vini con una presenza di zucchero residuo, generalmente più immediati e accessibili per palati giovani.

Il ruolo dei vini italiani come “vino-ponte”

In questo processo educativo trovano spazio numerose etichette italiane. Dal Brachetto all’Amarone, passando per Recioto, Moscato, Vin Santo e arrivando fino a Prosecco e Lambrusco, i vini caratterizzati da maggiore morbidezza diventano una sorta di introduzione graduale al settore.

La docente definisce questi prodotti un vero e proprio “vino-ponte”: un primo incontro capace di ridurre la distanza tra i giovani consumatori della Gen Z e un universo percepito spesso come complesso o elitario. Attraverso degustazioni guidate e lezioni dedicate alla storia del vino e alla consapevolezza sensoriale, gli studenti imparano a riconoscere gusti e preferenze personali, costruendo progressivamente una familiarità che può evolvere verso vini più secchi.

Questa dinamica, sottolinea Wong, rappresenta un’opportunità interessante soprattutto per il mercato statunitense, dove il pubblico giovane potrebbe diventare nel tempo un segmento strategico per molte denominazioni italiane.

I risultati del corso e l’evoluzione del gusto

I dati raccolti al termine delle 18 settimane di lezione mostrano risultati significativi. I vini dolci restano i più apprezzati dagli studenti, con il frizzante dolce indicato come preferito dal 70% dei partecipanti e i vini liquorosi subito dopo con il 68,5%.

Tuttavia, il cambiamento emerge osservando l’evoluzione delle preferenze nel corso del semestre. Già alla fine delle lezioni, il 21,7% degli studenti dichiara di apprezzare anche i vini secchi. Ancora più rilevante è il fatto che quasi la metà di coloro che inizialmente mostrava scarso o nullo interesse verso questa tipologia affermi ora di voler approfondire, raggiungendo il 47,8%.

Solo il 16% degli studenti sostiene di non aver trovato durante il corso un vino capace di entusiasmarli. Di conseguenza, secondo Wong, circa l’84% dei partecipanti può essere considerato a tutti gli effetti un amante del vino.

Una strategia per il futuro del settore

Nonostante i numeri si riferiscano a un gruppo limitato di studenti, l’esperimento offre indicazioni importanti per il futuro del comparto vinicolo. Per la docente, il punto centrale resta accompagnare i giovani lungo un percorso graduale: partire da ciò che piace, trasformare il piacere in comprensione e solo successivamente introdurre vini più complessi.

Il messaggio finale è chiaro: la Gen Z non rifiuta il vino, ma necessita di modalità diverse di avvicinamento. Se guidati correttamente, i giovani consumatori possono diventare appassionati consapevoli, contribuendo nel tempo a rinnovare il pubblico del vino anche nei mercati internazionali più difficili.

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