Le tensioni commerciali e i dazi USA sul vino hanno spinto i produttori italiani a rivedere strategie e prezzi: ecco la situazione
Washington, 14 gennaio 2026 – Gli Stati Uniti d’America continuano a rappresentare un mercato cruciale per il settore vinicolo italiano, ma le recenti tensioni commerciali e l’imposizione di dazi sul vino hanno modificato significativamente il panorama delle esportazioni. Secondo gli ultimi dati aggiornati al 2025 dal Wine Monitor di Nomisma, le importazioni di vino negli USA mostrano una riduzione del valore pari al 7,5%, anche se i volumi restano pressoché invariati (+0,1%). Questa contraddizione è dovuta a un abbassamento dei prezzi medi, una strategia adottata dai produttori per contrastare l’effetto dei dazi e mantenere competitivi i prezzi al dettaglio.
L’impatto dei dazi del 15% sulle importazioni di vino italiano
L’applicazione di un dazio del 15% sui vini importati dall’Europa, in vigore dal 2025 e confermato per il 2026, ha spinto i produttori italiani a ridurre il prezzo medio all’importazione da 7,07 a 6,44 dollari per litro, con un calo di circa il 9%. Nonostante questo sconto, le vendite off-premise dei vini fermi italiani negli Stati Uniti sono in calo costante, con una stabilità del prezzo al dettaglio fino a settembre, seguita da un aumento a ottobre. Tuttavia, il rallentamento delle vendite non è imputabile esclusivamente ai dazi: anche i vini prodotti negli Stati Uniti, non soggetti a tariffe aggiuntive, hanno registrato un calo delle vendite a volume del 7% a ottobre rispetto all’anno precedente, evidenziando un trend negativo più ampio legato a fattori economici e di consumo stagnante.
Strategie commerciali e prospettive per il vino italiano negli USA
L’effetto dei dazi si traduce in un trasferimento del costo dai consumatori finali agli importatori e produttori, che devono accettare margini ridotti per mantenere il prodotto competitivo. Per il Made in Italy, la sfida sarà combinare politiche di pricing flessibili con efficaci strategie di marketing sia nei canali off-premise che on-premise. La capacità di adattarsi alle fluttuazioni tariffarie e alle dinamiche di mercato diventa essenziale per preservare valore e posizionamento.
Parallelamente, l’amministrazione del presidente Donald Trump ha annunciato l’introduzione di ulteriori dazi “reciproci” dal 2 aprile 2026, con possibili tariffe fino al 20% su molti beni importati, compresi quelli provenienti dall’Unione Europea. Tale contesto di protezionismo crescente rischia di aggravare ulteriormente le condizioni di accesso al mercato statunitense.
Il mercato del vino USA tra esportazioni e consumi in evoluzione
Secondo i dati dell’American Association of Wine Economists, le esportazioni di vino statunitense verso paesi chiave come Canada e Regno Unito sono diminuite drasticamente nel 2025, rispettivamente del 96,8% e del 35,9%. In parallelo, la bilancia commerciale del vino per gli Stati Uniti si è ulteriormente deteriorata, raggiungendo un saldo negativo di circa 5,8 miliardi di dollari nel 2024. Nel frattempo, il consumo interno si è trasformato radicalmente: dai vini liquorosi e da dessert degli anni ’60, oggi predominano i vini fermi che rappresentano l’88,2% del totale, mentre il segmento degli spumanti, pur marginale, è in crescita.
Questi dati sottolineano un mercato in fermento, ma anche una competizione sempre più intensa, dove le decisioni politiche e tariffarie giocano un ruolo decisivo nel definire le traiettorie future del settore vinicolo italiano e americano.
