Pompei torna a produrre vino: nasce la vigna archeologica nel cuore del Parco

Dell'uva coltivata nell'area archeologica di Pompei

Dell'uva coltivata nell'area archeologica di Pompei | ANSA/CESARE ABBATE - Vinamundi.it

Alessandro Bolzani

4 Febbraio 2026

Pompei torna a produrre vino, e lo fa guardando al futuro senza tradire il passato. All’interno dell’area archeologica prende forma un progetto che intreccia tutela, ricerca e produzione agricola: una vera azienda vitivinicola con ciclo produttivo completo, inserita nel Parco e pensata come parte integrante del suo patrimonio culturale e naturalistico. Non si tratta di un’operazione simbolica, ma di un investimento di lungo periodo che punta a restituire centralità alla viticoltura storica del sito, trasformandola in un elemento vivo dell’esperienza pompeiana.

Un partenariato innovativo per valorizzare il patrimonio del Parco

Alla base del progetto c’è una formula di Partenariato pubblico-privato che si discosta dai modelli tradizionali di concessione o appalto. Il Parco Archeologico affianca infatti il Gruppo Tenute Capaldo, e in particolare le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco, in una collaborazione strutturata che mette in comune competenze, know-how e visione strategica. L’obiettivo condiviso è la gestione e la valorizzazione dei vigneti presenti nell’area archeologica, trasformando un’esperienza già avviata negli anni scorsi in un’iniziativa organica e strutturata.

La nascita di una vera vigna “archeologica”

Il cuore del progetto è la realizzazione di una vigna archeologica che, nel tempo, supererà i sei ettari di estensione vitata. Accanto ai filari sorgeranno anche strutture dedicate alla vinificazione e all’affinamento, tutte collocate all’interno del perimetro del Parco e finalizzate alla produzione di vino. Si tratta quindi di un ciclo produttivo completo, pensato per inserirsi nel contesto storico senza snaturarlo, e per restituire al territorio una funzione agricola coerente con la sua identità originaria.

Dalla ricerca botanica alla valorizzazione agricola

Il progetto affonda le sue radici in un lavoro di studio avviato già negli anni Novanta. Il Parco Archeologico, attraverso il proprio Laboratorio di ricerche applicate, ha analizzato i vigneti dell’antica Pompei per ricostruirne le caratteristiche storico-scientifiche, le tecniche di coltivazione e le abitudini alimentari dell’epoca romana. Quelle ricerche hanno aperto la strada a una progressiva valorizzazione dei vigneti come strumento di racconto della città antica, permettendo di leggere Pompei non solo come sito monumentale, ma anche come luogo di produzione e di vita quotidiana.

Una strategia più ampia di tutela del paesaggio

Come spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, l’azienda vitivinicola si inserisce oggi in una visione più ampia che guarda alla tutela del patrimonio naturale, del paesaggio e dell’ambiente come elementi inscindibili dall’area archeologica. La viticoltura è solo uno dei tasselli di un progetto di azienda archeo-agricola che coinvolge anche la coltivazione degli ulivi, iniziative di agricoltura sociale e la creazione di una vera e propria “fattoria sociale e culturale”. In questo quadro, il coinvolgimento di partner privati con competenze specifiche viene considerato uno strumento fondamentale per generare benefici duraturi per l’intero territorio.

Una produzione biologica fondata sulla ricerca scientifica

La nuova azienda vitivinicola sarà interamente condotta secondo i principi dell’agricoltura biologica e poggerà su un’importante attività di ricerca. Al centro ci sono lo studio delle tecniche tradizionali di allevamento della vite e dei metodi storici di trasformazione delle uve, sviluppati in collaborazione con il professor Attilio Scienza dell’Università di Milano. A questo si aggiungono le competenze agronomiche maturate da Feudi di San Gregorio e dal responsabile di produzione Pierpaolo Sirch, agronomo di fama internazionale, che contribuiranno a garantire qualità e coerenza produttiva.

Vino, storia e percorso di visita: un’integrazione inedita

Il progetto persegue un duplice obiettivo. Da un lato, la produzione di vini autentici e di alto livello qualitativo; dall’altro, l’integrazione della viticoltura con la narrazione storica e con il percorso di visita del Parco Archeologico. L’azienda non sarà un corpo estraneo, ma un elemento pienamente inserito nel contesto culturale, produttivo e sociale del territorio, capace di arricchire l’esperienza dei visitatori e di restituire una dimensione concreta alla storia agricola di Pompei.

Il coinvolgimento del territorio e del Terzo Settore

Un aspetto centrale del progetto riguarda la sua dimensione sociale. L’azienda vitivinicola sarà radicata nel territorio anche attraverso il coinvolgimento di realtà del Terzo Settore nelle diverse fasi di lavorazione. In questo modo, la produzione agricola diventa anche uno strumento di inclusione e di sviluppo locale, rafforzando il legame tra il Parco, le comunità circostanti e il tessuto sociale.

L’impegno di Feudi di San Gregorio per i vitigni campani

Per Feudi di San Gregorio, attiva da quarant’anni nello studio e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni campani – comprese le viti centenarie di Taurasi – il progetto di Pompei rappresenta una naturale estensione di un percorso già consolidato. L’iniziativa rientra infatti nell’impegno a favore del territorio e delle comunità locali, formalizzato anche nello statuto societario al momento della trasformazione in Società Benefit nel 2021.

Una visione culturale e non speculativa

Come ha sottolineato il presidente Antonio Capaldo, il Parco Archeologico di Pompei è uno dei siti culturali più importanti al mondo e un pilastro dell’identità della Campania. L’adesione al progetto nasce dalla volontà di mettere competenze e risorse al servizio del Parco per sviluppare un’iniziativa agricola e agronomica innovativa, capace di far rivivere Pompei non solo come luogo di ricerca, ma anche come centro di produzione e di scambio, in continuità con le sue radici storiche.

Guardare al futuro con una prospettiva di lungo periodo

Il progetto richiederà tempo e investimenti significativi, ma questo non viene percepito come un ostacolo. Al contrario, l’approccio adottato è dichiaratamente culturale e non speculativo, con una visione che guarda oltre il ritorno immediato e punta a garantire un futuro sostenibile a uno dei luoghi più straordinari al mondo. Far dialogare un progetto millenario con uno sguardo contemporaneo è la sfida condivisa tra il Parco e Feudi di San Gregorio, nella convinzione che il vino possa continuare a essere un potente veicolo di cultura, identità e memoria.

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