Mercosur, dopo l’accordo il vino italiano punta al Brasile: i dettagli

Il vino italiano dopo l'accordo Ue-Mercosur

Il vino italiano dopo l'accordo Ue-Mercosur | Pixabay @Eva-Katalin - Vinamundi

Federico Liberi

1 Marzo 2026

L’intesa UE-Mercosur apre nuove prospettive per l’export vinicolo italiano in Sud America, tra opportunità di crescita e sfide sulla tutela

Brasilia, 1 marzo 2026 – Dopo la storica firma avvenuta il 17 gennaio 2026 ad Asunción, Paraguay, dell’accordo commerciale tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur, il settore del vino italiano guarda con rinnovata fiducia verso il Brasile, mercato strategico nel panorama sudamericano. L’intesa, che arriva dopo oltre 25 anni di negoziati, segna l’inizio di una nuova fase di relazioni commerciali e apre significative opportunità per l’export del made in Italy, soprattutto nel settore vitivinicolo.

L’accordo UE-Mercosur: novità e impatti sul settore vinicolo

L’Unione Europea, che comprende 27 Stati membri, ha avviato l’applicazione provvisoria del trattato, dopo che Uruguay e Argentina hanno completato la ratifica e l’Europarlamento ha dato il via libera politico. L’accordo prevede la progressiva eliminazione o riduzione dei dazi su circa il 90% dei prodotti scambiati, con particolare attenzione alla tutela delle indicazioni geografiche europee. In particolare, per i vini europei, oggi gravati da dazi fino al 35% in Brasile, la gradualità dell’abbattimento tariffario entro otto anni rappresenta un miglioramento sostanziale della competitività.

L’area Mercosur, con oltre 250 milioni di consumatori, è attualmente un mercato marginale per i vini italiani, che in Brasile coprono appena l’8% delle importazioni totali di vino, pari a circa 42,5 milioni di euro su 500 milioni complessivi. Tuttavia, le potenzialità di crescita sono ampie, anche grazie alla riduzione delle barriere commerciali e all’aumento della domanda di prodotti di alta qualità.

Opportunità e criticità per il made in Italy

Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, ha sottolineato che l’intesa rappresenta “un segnale di un’Unione europea coesa e determinata a sostenere le imprese italiane nell’apertura di nuovi mercati”. Ha inoltre evidenziato la necessità di un piano straordinario di promozione, in sinergia con il governo e l’agenzia Ice, per valorizzare l’export.

Tuttavia, l’accordo suscita anche preoccupazioni legate alla tutela delle denominazioni di origine e ai rischi di concorrenza sleale. Alcune indicazioni geografiche italiane più prestigiose, come Prosecco, Parmigiano e Gorgonzola, sono soggette a deroghe temporanee che consentono ancora l’uso di termini italiani per prodotti locali del Mercosur, alimentando controversie sull’“Italian sounding”. In Brasile, ad esempio, il Prosecco potrà essere denominato così per 10 anni, mentre altre specialità avranno periodi di protezione inferiori o nessuna tutela.

Il mercato brasiliano e la strategia di diversificazione italiana

Il Brasile rimane uno sbocco fondamentale per il vino italiano, nonostante le sfide. L’intesa con il Mercosur si inserisce in una strategia più ampia di diversificazione commerciale, in un contesto globale di tensioni e incertezze sui mercati tradizionali. L’abbassamento progressivo dei dazi e la semplificazione delle procedure doganali favoriranno l’incremento delle esportazioni di vino tricolore, contribuendo a consolidare la presenza del made in Italy in Sud America.

L’accordo include inoltre clausole di salvaguardia che permettono all’UE di intervenire qualora le importazioni di prodotti sensibili superassero determinate soglie, garantendo una protezione parziale al comparto agricolo europeo.

In sintesi, il nuovo patto tra UE e Mercosur apre prospettive significative per il vino italiano in Brasile, ma richiede attenzione e strategie coordinate per proteggere la qualità e il valore delle produzioni italiane nel contesto di un mercato globale sempre più competitivo.

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