Houston, 16 gennaio 2026 – Con l’avanzare dell’età, l’organismo umano modifica significativamente la sua capacità di metabolizzare l’alcol, con effetti evidenti sia durante il consumo sia nelle ore successive. Studi recenti confermano che, superati i 50 anni, l’impatto dell’alcol sul corpo e sulla mente diventa più intenso e duraturo, influenzando la qualità della vita e la salute complessiva.
Il metabolismo dell’alcol rallenta con l’età
Secondo J. Leigh Leasure, ricercatore dell’Università di Houston specializzato nello studio degli effetti dell’alcol, il corpo umano tende a smaltire l’alcol con maggiore difficoltà dopo i 50 anni. Questo rallentamento del metabolismo alcolico è dovuto principalmente a due fattori: la perdita di massa muscolare e il declino della funzionalità epatica.
A partire dai 30 anni, si perde circa l’8% della massa muscolare per decennio, mentre il grasso corporeo tende ad aumentare. Poiché i muscoli contengono più acqua rispetto al tessuto adiposo, la diminuzione della massa muscolare comporta una minore quantità di acqua nel corpo disponibile per diluire l’alcol consumato, determinando una più alta concentrazione alcolica nel sangue. Mollie Monnig, ricercatrice della Brown University, sottolinea che questa maggiore concentrazione di alcol può alterare funzioni cognitive come memoria, giudizio e coordinazione, aggravando gli effetti di intossicazione e postumi da sbornia.
Parallelamente, gli enzimi epatici responsabili della degradazione dell’alcol diventano meno efficaci con l’avanzare degli anni. Doug Matthews, neuroscienziato comportamentale dell’Università del Wisconsin-Eau Claire, evidenzia come questa ridotta efficienza epatica possa prolungare l’intossicazione e incrementare il rischio di danni al fegato, soprattutto in presenza di condizioni come la steatosi epatica (MASLD) e la cirrosi, patologie sempre più frequenti nella popolazione anziana.
Effetti combinati di farmaci e alcol negli anziani
Un ulteriore elemento di rischio per le persone di età superiore ai 60 anni è rappresentato dalle interazioni tra alcol e farmaci. Molti anziani assumono regolarmente medicinali per diverse condizioni croniche, e alcuni di questi possono amplificare gli effetti negativi dell’alcol. Ad esempio, il gabapentin, frequentemente prescritto per il dolore neuropatico e le convulsioni, insieme a barbiturici, benzodiazepine, antidepressivi e farmaci per la pressione sanguigna, può compromettere ulteriormente coordinazione e tempi di reazione se combinato con l’assunzione di bevande alcoliche.
Questa combinazione aumenta il rischio di incidenti e peggiora la percezione degli effetti alcolici, incrementando la vulnerabilità degli anziani a cadute e altri eventi avversi.
Postumi più intensi e rischi legati alla disidratazione
La scomposizione dell’alcol genera sottoprodotti tossici come l’acetaldeide, responsabile di sintomi quali mal di testa, nausea e tachicardia, tipici dei postumi da sbornia. Con l’età, la capacità di eliminare queste sostanze si riduce, rendendo i postumi più lunghi e intensi. Inoltre, la diminuita sensibilità alla sete nelle persone anziane porta a una minore assunzione di liquidi, aggravando la disidratazione e i suoi effetti negativi, come stanchezza e mal di testa.
La qualità del sonno, già compromessa dall’invecchiamento, peggiora ulteriormente in presenza di alcol, creando un circolo vizioso di affaticamento e ridotta capacità di recupero.
Leasure consiglia di valutare attentamente il consumo di alcol dopo i 40 anni, poiché anche quantità moderate possono produrre effetti più dannosi rispetto al passato. Consapevolezza e moderazione sono chiavi fondamentali per gestire al meglio il rapporto con l’alcol nel corso degli anni.
