La crisi del vino in Francia: crollo delle vendite Aop dal 1996 al 2024

La crisi del vino in Francia: crollo delle vendite Aop dal 1996 al 2024

La crisi del vino in Francia: crollo delle vendite Aop dal 1996 al 2024

Redazione

10 Gennaio 2026

Parigi, 10 gennaio 2026 – La crisi del vino in Francia continua a rappresentare una sfida significativa per il settore enologico nazionale, con ripercussioni che toccano i produttori, i mercati e le denominazioni d’origine protette. Le tensioni legate a fattori climatici, economici e strutturali sono evidenti soprattutto nel calo delle vendite di vini a denominazione Appellation d’Origine Protégée (AOP), un fenomeno monitorato e analizzato da diversi osservatori del settore, tra cui l’American Association of Wine Economists (AAWE).

Calo delle vendite del vino in Francia

Secondo i dati aggiornati al 2024, ripresi da FranceAgriMer e analizzati dall’AAWE, le vendite di vini AOP nei supermercati francesi hanno subito una drastica riduzione pari a 1,47 milioni di ettolitri, ovvero un -29,3% rispetto al 1996. Tra le regioni più colpite spicca la Bordeaux, che ha registrato un calo del 43,6% (-653.000 ettolitri), riflettendo una crisi strutturale che dura da anni. Anche la Vallée du Rhône (-32,3%) e il Languedoc-Roussillon (-45%) evidenziano trend negativi, mentre il Beaujolais, nonostante una produzione di nicchia, soffre un decremento percentuale del 57,7%, il più marcato tra le aree viticole francesi.

Al contrario, la Borgogna si distingue come un’eccezione positiva, con un incremento del 13,7% (+24.000 ettolitri), confermando il suo ruolo di eccellenza nel panorama vinicolo francese. Il valore medio di mercato dei vini AOP della Borgogna si attesta oggi a 14,31 euro al litro, ben al di sopra della media delle altre denominazioni, a testimonianza del prestigio e della domanda di qualità superiore.

Autonomia produttiva e mercato

La crisi climatica ha spinto numerose cantine a riconsiderare l’adesione alle rigide regole delle denominazioni AOP, optando per una maggiore autonomia nella gestione dei propri vigneti e nella produzione. Questa scelta deriva dalla necessità di adattarsi a condizioni meteorologiche sempre più imprevedibili, che impattano sulla qualità e sulla quantità delle uve raccolte. Le riforme annunciate mirano a rendere più flessibili le norme, per consentire ai viticoltori di rispondere in modo più efficace alle sfide ambientali e di mercato.

Anche il mercato dei cosiddetti fine wines sta risentendo di queste difficoltà, con un rallentamento nell’export e una contrazione dei consumi interni. Le proteste dei produttori si concentrano sulla necessità di riconoscere il valore reale del lavoro in vigna e in cantina, soprattutto in un contesto in cui i prezzi di vendita nei canali della grande distribuzione risultano spesso troppo bassi per garantire sostenibilità economica.

La crisi attuale si inserisce in un quadro storico complesso per la Francia, patria del vino, dove la tradizione millenaria della viticoltura convive con nuove esigenze di innovazione e adattamento. La capacità di conciliare qualità, sostenibilità e competitività rimane la sfida principale per il futuro del settore.

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