Il vino come leva politica: i produttori Ue chiedono sangue freddo di fronte alle mosse di Trump

Trump minaccia dazi su vini e champagne europei

Trump minaccia dazi su vini e champagne europei | EPA/LUDOVIC MARIN / POOL - Vinamundi

Alessandro Bolzani

21 Gennaio 2026

Le dichiarazioni di Donald Trump su possibili dazi punitivi contro il vino francese hanno riacceso le tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, mettendo in allarme l’intero comparto vinicolo. I vertici dell’industria europea del vino e degli alcolici invitano però a non reagire d’impulso: le parole del presidente americano, sostengono, vanno considerate con attenzione ma affrontate con lucidità, perché il nodo è prima di tutto politico e geopolitico, non settoriale.

Il vino al centro dello scontro commerciale tra Ue e Washington

Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca nel 2025, il comparto vitivinicolo è diventato uno dei principali fronti di attrito nelle relazioni transatlantiche. Gli Stati Uniti restano infatti il primo mercato di sbocco per i produttori europei, rendendo il settore particolarmente vulnerabile alle oscillazioni della politica commerciale americana. I negoziati sulle esenzioni dai dazi del 15 per cento introdotti con l’accordo Ue-Usa della scorsa estate si sono protratti senza risultati concreti, fino a essere messi in discussione nel fine settimana dagli eurodeputati, complice il riemergere delle tensioni sulla Groenlandia.

La posizione dei produttori francesi: una risposta europea e coordinata

Secondo la Federazione francese degli esportatori di vino e alcolici (Fevs), la vicenda non può essere letta come una semplice disputa commerciale. In una nota diffusa martedì, l’organizzazione ha sottolineato che si tratta di questioni geopolitiche che superano l’ambito dei vini e degli alcolici e che la politica commerciale è competenza esclusiva dell’Unione europea. Da qui l’appello a una gestione comune della crisi, con un fronte europeo compatto e una strategia condivisa, evitando iniziative isolate da parte dei singoli Stati.

La minaccia di Trump e il nodo del Consiglio di pace per Gaza

Le tensioni si sono ulteriormente aggravate lunedì sera, quando Trump ha minacciato l’introduzione di un dazio del 200 per cento su vino e champagne francesi. La presa di posizione è arrivata dopo che un collaboratore del presidente Emmanuel Macron aveva chiarito che la Francia non intende aderire al Consiglio di pace per Gaza promosso dallo stesso Trump. Parlando con i giornalisti, il presidente statunitense ha legato apertamente le due questioni, sostenendo che Parigi potrebbe evitare le tariffe accettando l’invito, pur ribadendo che la partecipazione non sarebbe formalmente obbligatoria.

Le speranze del settore nei colloqui di Davos

In questo clima di incertezza, i produttori francesi guardano con attenzione agli incontri previsti a Davos, a margine del Forum economico mondiale. I colloqui tra leader statunitensi, francesi ed europei sono considerati un possibile snodo per raffreddare la crisi e riportare il confronto su binari diplomatici. Gabriel Picard, presidente della Fevs, ha ribadito che le dichiarazioni di Trump non vanno ignorate, ma richiedono una risposta misurata e responsabile.

Il valore simbolico del vino nella disputa transatlantica

Anche a Bruxelles la linea è improntata alla prudenza. Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale del Comitato europeo delle aziende vinicole, ha ricordato come il vino rappresenti molto più di un prodotto commerciale: è un simbolo del territorio, un marchio identitario forte per la Francia e per l’Europa nel suo insieme. Proprio per questo, ha spiegato, il settore è stato spesso preso di mira nel corso dell’ultimo anno come bersaglio emblematico della disputa commerciale tra Ue e Stati Uniti.

Un settore già colpito dai dazi e senza esenzioni

Non è la prima volta che l’industria europea del vino e degli alcolici finisce sotto pressione. Già nel 2025 Trump aveva indicato il comparto come vittima collaterale del deterioramento dei rapporti transatlantici. L’accordo commerciale Ue-Usa firmato la scorsa estate non ha infatti previsto alcuna esenzione specifica per vini e alcolici dalle tariffe statunitensi del 15 per cento, nonostante i tentativi della Commissione europea di ottenere un trattamento di favore per un settore considerato strategico.

Export in crescita apparente e segnali di rallentamento

I dati mostrano un quadro complesso. Sánchez Recarte ha evidenziato che, sebbene le esportazioni di vino europeo verso gli Stati Uniti abbiano registrato un buon andamento lo scorso anno, arrivando a rappresentare il 29 per cento dell’export complessivo dell’Ue, l’incremento è stato in parte determinato dall’accumulo di scorte da parte delle aziende americane in previsione di nuovi dazi. Verso la fine dell’anno, ha avvertito, i segnali sono diventati più preoccupanti, con una riduzione significativa del valore medio dei vini esportati dopo l’accordo commerciale.

Il crollo dell’export di alcolici secondo Eurostat

A confermare le difficoltà arriva anche Eurostat. Secondo l’istituto statistico europeo, le esportazioni del solo settore degli alcolici dell’Unione europea sono diminuite del 25 per cento tra agosto e novembre 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che rafforza i timori dell’industria e rende ancora più urgente una risposta europea compatta alle nuove minacce tariffarie provenienti da Washington.

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