Roma, 21 novembre 2025 – Le associazioni dell’agroalimentare italiano hanno fatto sentire oggi la loro voce a Roma, incontrando i vertici dell’Unione Europea per discutere dei dazi americani e spingere per la rapida chiusura dei trattati di libero scambio con Mercosur e India. Due incontri distinti, uno al Ministero dell’Agricoltura e l’altro a Villa Madama, sede del Ministero degli Affari Esteri, hanno visto la presenza dei ministri Francesco Lollobrigida e Antonio Tajani, insieme al commissario europeo per il Commercio, Maroš Šefčovič, di passaggio ufficiale in Italia. Al centro del tavolo, la difesa del made in Italy e la ricerca di un’intesa concreta con Washington, soprattutto dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
Vino italiano nel mirino: Bruxelles sotto pressione
La preoccupazione principale, hanno spiegato più di un partecipante, riguarda l’impatto delle tariffe doganali americane su settori chiave dell’export, soprattutto il vino. “Apprezziamo molto l’impegno del commissario Šefčovič in questo momento delicato per la nostra economia”, ha detto Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini (UIV), durante l’incontro al Ministero dell’Agricoltura. Frescobaldi ha ribadito la necessità che l’Europa insista con Washington per evitare nuove tasse: “Per ogni dollaro speso in vini europei, il commercio americano genera 4,5 dollari a favore dell’economia USA”. Un dato che, secondo i produttori, dovrebbe far capire anche agli operatori americani l’importanza di sostenere l’Europa.
Il settore vino vale circa 2,5 miliardi di euro solo negli Stati Uniti, dicono le associazioni. Una cifra che potrebbe scendere se le tensioni commerciali dovessero tradursi in nuove barriere. “La contrazione sul mercato americano è ormai evidente”, ha ammesso Frescobaldi, chiedendo un impegno straordinario da parte di Roma e Bruxelles per proteggere le imprese italiane.
Diplomazia europea in prima linea tra Washington e Mercosur
Il commissario Šefčovič, secondo chi ha partecipato all’incontro, si è detto pronto a fare da mediatore sia con l’amministrazione Trump sia nei negoziati con il blocco sudamericano del Mercosur. L’obiettivo è doppio: convincere gli Stati Uniti a rinunciare a nuovi dazi e ottenere garanzie precise per i prodotti italiani nell’accordo Ue-Mercosur. “Incontri come questo sono fondamentali”, ha aggiunto Frescobaldi, ringraziando i ministri Lollobrigida e Tajani per aver facilitato il dialogo diretto tra istituzioni e imprese.
Anche il vicepresidente di Federvini, Piero Mastroberardino, ha sottolineato l’importanza di mantenere il dialogo aperto con Washington: “Gli Stati Uniti restano un partner insostituibile”. Il mercato americano è fondamentale non solo per il vino, ma anche per spiriti e aceto italiani. Mastroberardino ha insistito sull’urgenza di ampliare la lista dei prodotti esenti da dazi per evitare danni alle aziende italiane.
Libero scambio: opportunità sì, ma con garanzie
Sul fronte degli accordi internazionali, le associazioni hanno apprezzato i passi avanti nei negoziati tra Ue e Mercosur, ma chiedono garanzie chiare sulla protezione delle Indicazioni Geografiche e delle Denominazioni di Origine. “I risultati del negoziato sono positivi”, ha detto Mastroberardino, “ma serve una tutela reale delle nostre eccellenze”. Il governo italiano si è detto pronto a vigilare su questo punto.
Secondo fonti del Ministero degli Esteri, la chiusura dei trattati con Mercosur e India potrebbe dare una spinta all’export agroalimentare italiano. Resta però aperta la questione della concorrenza e della difesa delle peculiarità locali. “Gli accordi di libero scambio sono una grande occasione di crescita”, ha ribadito Mastroberardino, “ma devono muoversi all’interno di regole chiare e precise”.
Tra Roma e Bruxelles, la partita decisiva
La giornata si è chiusa con un impegno comune: rafforzare la collaborazione tra istituzioni italiane ed europee per proteggere il settore agroalimentare dalle incognite internazionali. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi incontri tecnici tra rappresentanti delle imprese e funzionari della Commissione Ue. L’atmosfera resta tesa, ma costruttiva. “Serve una strategia condivisa”, ha confidato un funzionario a Villa Madama nel tardo pomeriggio. “Solo così potremo difendere davvero il nostro export”.
Le associazioni attendono ora segnali chiari da Bruxelles e Washington. Il futuro del made in Italy agroalimentare si gioca anche su questi tavoli, tra diplomazia e numeri. Oggi, tra le sale ministeriali romane, la consapevolezza era netta: nessuno può permettersi passi falsi.
