Gen Z, addio sbornie: la rivoluzione silenziosa che sta cambiando il modo di bere

Bottiglie di alcolici

Bottiglie di alcolici | Unsplash @Zetong Li - Vinamundi.it

Alessandro Bolzani

5 Gennaio 2026

La serata perfetta, per molti giovani, non è più sinonimo di sbronza memorabile. Sempre più spesso significa tornare a casa lucidi, dormire bene e affrontare il giorno dopo senza strascichi. La Generazione Z (Gen Z) non sta semplicemente riducendo il consumo di alcol: sta ridefinendo il ruolo che il bere occupa nella socialità, sostituendo l’eccesso con il controllo e il rito della sbornia con una gestione più consapevole delle proprie scelte.

Il cambiamento è visibile su entrambe le sponde dell’Atlantico, con differenze profonde tra Stati Uniti e Italia, ma con una traiettoria comune: il bere smette di essere una prova di resistenza e diventa uno strumento da usare con misura, in funzione del benessere personale e dei “piani del giorno dopo”, come dicono gli stessi ragazzi.

Le nuove abitudini della Gen Z

Negli Stati Uniti il fenomeno è ormai evidente. Molti giovani adulti della Gen Z scelgono bevande analcoliche premium, mocktail studiati per offrire benefici funzionali e, sempre più spesso, drink a base di THC, il principale composto psicoattivo della cannabis. In questo contesto si è diffusa la pratica dello zebra striping, che consiste nell’alternare durante la stessa serata drink alcolici e bevande prive di alcol per evitare l’ubriacatura e il classico post-sbornia del giorno successivo.

Non si tratta di astinenza né di rifiuto ideologico dell’alcol, ma di una forma di gestione attenta del consumo. La serata resta, la socialità pure, ma l’idea di perdere il controllo non rappresenta più un valore.

Stati Uniti: benessere, legalizzazione e drink “funzionali”

Il contesto statunitense favorisce questa trasformazione. In molti Stati la cannabis è legale o depenalizzata e il mercato delle cosiddette THC drinks – bevande leggere, dosate, spesso con un contenuto psicoattivo basso e controllabile – cresce rapidamente come alternativa all’alcol tradizionale. La scelta di molti giovani si inserisce in una logica di wellness che coinvolge sonno, produttività e salute mentale: bere meno per dormire meglio, lavorare meglio, allenarsi meglio.

Secondo le analisi di mercato diffuse da Nielsen e Mintel, sono proprio gli under 30 a trainare la crescita delle bevande no- and low-alcohol. I marchi investono su storytelling, ingredienti naturali e benefici funzionali come energia, rilassamento e concentrazione. Il bere smette di rappresentare l’eccesso e diventa una forma di ottimizzazione del proprio stile di vita.

Italia: meno alcol, ma senza rompere la tradizione

In Italia il cambiamento segue una traiettoria diversa e più sfumata. Anche qui i giovani bevono meno rispetto alle generazioni precedenti, ma il percorso non passa – almeno per ora – né dal THC né da un mercato strutturato di alternative funzionali. Le ragioni sono due: una normativa molto restrittiva e una cultura del bere profondamente intrecciata con il cibo, la convivialità e il valore simbolico del buon vino.

L’aperitivo resta un punto fermo, ma si evolve. Aumentano le richieste di cocktail analcolici, spritz a basso contenuto alcolico, kombucha, bevande fermentate e soft drink artigianali. In Italia il bere non è mai stato, almeno nel racconto pubblico, soltanto “sballo”: è rituale, relazione, estetica. La Generazione Z non rifiuta l’aperitivo, ma lo libera dall’obbligo dell’alcol.

La Gen Z preferisce il controllo alla sbornia

Anche nel contesto italiano emerge, seppur in modo meno esplicito, lo zebra striping: un bicchiere di vino, spesso di qualità, seguito da acqua, poi da una bevanda analcolica. Non è una moda da social network, ma una scelta pratica. La sbornia viene sempre più percepita come una perdita di tempo, non come una forma di trasgressione.

Il buon vino continua a essere apprezzato, soprattutto quando inserito in un’esperienza conviviale, ma l’uso dei superalcolici perde centralità. Il bere diventa selettivo, misurato, consapevole.

Due Paesi, un’unica direzione

Il confronto tra Stati Uniti e Italia mette in luce differenze culturali e normative, ma anche una convergenza chiara: l’alcol non è più il fulcro della socialità, il controllo sostituisce l’eccesso e il benessere fisico e mentale entra a pieno titolo nelle scelte di consumo.

Negli USA la Generazione Z sperimenta nuove sostanze e nuovi formati grazie a un mercato più flessibile e a una maggiore accettazione della cannabis. In Italia la stessa generazione interviene dall’interno della tradizione, adattandola: meno superalcolici, un bicchiere di vino scelto con cura, più attenzione a come e quanto si beve.

Il motto della Gen Z: “Beviamo come se domani contasse”

La frase che circola online – Gen Z drinks like they’ve got plans tomorrow – funziona perché coglie l’essenza di questo cambiamento. Non è moralismo, non è proibizionismo. È una diversa scala di priorità. La festa resta, la socialità anche, ma l’idea di perdere il controllo come valore in sé non convince più.

Per brand, locali e industria delle bevande il messaggio è ormai evidente: non si tratta di eliminare l’alcol, ma di eliminare l’obbligo di berne tanto. Ed è proprio in questo spazio nuovo, tra tradizione e innovazione, che la Generazione Z – negli Stati Uniti come in Italia – sta costruendo una cultura del bere profondamente diversa da quella che l’ha preceduta.

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