Dal 24 gennaio 2026, chi esporta vino in Russia oltre il limite di 300 euro per singola bottiglia rischia sanzioni penali. La novità è contenuta in un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale che recepisce la direttiva Ue sulle sanzioni internazionali. Fino ad oggi, le violazioni comportavano principalmente conseguenze amministrative o danni reputazionali; ora, invece, scatta la rilevanza penale ai sensi dell’articolo 275-bis del Codice Penale, per garantire l’effettività delle restrizioni imposte dall’Unione Europea.
Il contesto dell’export italiano verso la Russia
Il vino è considerato un bene di lusso soggetto a limitazioni per l’esportazione in Russia. Il valore massimo consentito per singola unità di vendita resta fissato a 300 euro. La normativa non si riferisce necessariamente al cartone da sei bottiglie, a meno che questo costituisca un’unità indivisibile. Come spiegato a Wine News dall’avvocato Marco Giuri dello Studio Giuri di Firenze, la misura giunge in un momento delicato: i dati Istat aggiornati a ottobre 2025 mostrano un calo del 23,2% rispetto all’anno precedente, con un valore complessivo di 165,6 milioni di euro, nonostante alcuni timidi segnali di ripresa nello stesso mese. Il mercato russo risente ancora degli effetti del conflitto in Ucraina iniziato nel 2022, tra riduzione dei consumi interni, aumento dei costi di importazione e uscita di molte aziende straniere.
Sanzioni più severe e penalità per l’elusione
Le nuove norme rendono le violazioni non più solo amministrative: chi supera i limiti o elude le restrizioni rischia reclusione da 2 a 6 anni e multe fino a 250.000 euro. La legge punisce anche i tentativi di aggiramento, come le operazioni commerciali frazionate per restare al di sotto delle soglie previste, o l’uso di documenti falsi per nascondere la destinazione finale delle merci. Per la prima volta, viene introdotto anche il reato colposo per beni a duplice uso o militari, rendendo rilevante penalmente una grave negligenza nella classificazione dei prodotti o nella verifica della destinazione.
Impatto sulle società e responsabilità ex D.Lgs. 231/2001
Il decreto influisce anche sulla responsabilità penale-amministrativa delle aziende. La violazione delle misure restrittive diventa reato presupposto per la responsabilità ex D.Lgs. 231/2001 (articolo 25-octies.2), con sanzioni pecuniarie calcolate sul fatturato globale annuo, dall’1% al 5%, e possibili interdizioni fino a 6 anni, che comprendono il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione o la revoca di autorizzazioni necessarie per l’attività. Lo Studio Giuri fa l’esempio di una cantina italiana che esporta vini pregiati in Russia oltre i limiti consentiti o tramite società intermediarie in Paesi terzi: in tali casi, la società rischia sanzioni penali e amministrative simultanee.
Come funziona la soglia dei 300 euro per unità di vendita
Il regolamento Ue n. 833/2014 vieta l’esportazione di beni di lusso verso la Russia se il prezzo supera i 300 euro per articolo. Nel caso del vino, la soglia si applica all’unità di vendita commerciale: se la bottiglia costituisce l’unità di vendita, il limite riguarda la singola bottiglia; se l’unità di vendita è il cartone, il limite si applica all’intero cartone come prezzo unico. Ad esempio, sei bottiglie da 120 euro ciascuna restano entro il limite se vendute singolarmente, ma se vendute come cartone a prezzo totale superiore a 300 euro, scatta il divieto.
