I dazi USA colpiscono duramente l’export del vino Ue, con cali nelle esportazioni e timori per la competitività: i dati
Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea, in particolare sui dazi imposti agli alcolici, continuano a scuotere il mercato internazionale del vino. Negli ultimi mesi, le minacce di dazi fino al 200% su vini, champagne e prodotti alcolici europei da parte degli Stati Uniti, guidati dall’ex presidente Donald Trump, hanno generato un clima di incertezza per le esportazioni italiane, che rappresentano una quota rilevante del settore vitivinicolo nazionale.
Export del vino: il peso dei dazi USA
Nel 2024 le esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti hanno raggiunto un valore di circa 1,94 miliardi di euro, con una crescita significativa del 162% negli ultimi venti anni. Il mercato statunitense rappresenta oggi circa un quarto delle esportazioni italiane di vino, con una quota importante di spumanti. Tuttavia, l’introduzione di dazi aumentati dal 2,9% fino al 15% ha già provocato un calo delle vendite, con una riduzione del 7,5% a volume e del 9,2% a valore nel primo mese di applicazione. Secondo l’analisi dell’Unione Italiana Vini, l’impatto economico stimato si aggira intorno ai 317 milioni di euro, che potrebbero salire a 460 milioni considerando la svalutazione del dollaro.
Il settore vitivinicolo italiano, che conta circa 30.000 imprese di trasformazione e 250.000 imprese agricole, con un fatturato complessivo di 16 miliardi di euro, si trova così a fronteggiare una crisi che si aggiunge alla contrazione dei consumi mondiali e alla diminuzione delle superfici vitate. Nel 2025 la produzione dovrebbe tornare a crescere, stimata a 47,4 milioni di ettolitri, ma resta alta la preoccupazione per la competitività e la sostenibilità economica delle aziende.
Prospettive e strategie per il settore vitivinicolo italiano
Alla luce delle difficoltà provocate dai dazi e dal calo dei consumi, esperti e istituzioni propongono una revisione del Testo Unico del vino, con l’obiettivo di aggiornare disciplinari produttivi, rese per ettaro e norme di etichettatura, includendo l’obbligo di indicare gli ingredienti e le informazioni nutrizionali. Inoltre, si auspica una riduzione dell’IVA sul vino nei ristoranti per stimolare i consumi interni.
Un aspetto cruciale rimane la lotta alle frodi e alla contraffazione, con investimenti in tecnologie di tracciabilità come codici seriali integrati nei QR code, tag RFID e NFC con circuiti antimanomissione, per garantire l’autenticità delle bottiglie e tutelare il Made in Italy. La collaborazione tra aziende e istituzioni è fondamentale per rafforzare controlli, sanzioni e campagne di sensibilizzazione.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha riaffermato l’apertura al dialogo con gli Stati Uniti, pur sottolineando la necessità di difendere gli interessi europei e rispondere con contromisure proporzionate ai dazi americani. Nel frattempo, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha evidenziato l’importanza di incrementare investimenti e importazioni dagli USA come leva per migliorare le relazioni commerciali e proteggere l’export italiano.
Il 2026 si profila come un anno decisivo per il settore vinicolo italiano, chiamato a innovarsi e a difendere la propria posizione nel mercato globale, in un contesto di crescenti tensioni commerciali e cambiamenti nelle abitudini di consumo.
