Cresce l’adesione al Dry January tra giovani e adulti negli USA: boom di alternative analcoliche, attenzione alla salute e nuove strategie per bar e produttori
New York, 15 gennaio 2026 – Il Dry January, la sfida globale che invita a un mese di astinenza dal consumo di alcol, continua a guadagnare terreno negli Stati Uniti e a livello internazionale, con una crescente partecipazione soprattutto tra le nuove generazioni. Secondo l’ultimo report di NielsenIQ, circa il 40% dei consumatori che frequentano locali e bar (On Premise) negli USA dichiara di essere pronto a partecipare a questa iniziativa, che sta ridefinendo il modo di vivere il bere alcolico più che determinare una semplice riduzione dei consumi.
L’adesione al Dry January e il ruolo delle nuove generazioni
Il report “Us On Premise Impact Report” di NielsenIQ, basato su un campione di 1.600 consumatori intervistati a dicembre 2025, evidenzia come la partecipazione al Dry January sia particolarmente significativa tra la Generazione Z (50%) e i Millennials (49%), seguiti dalla Generazione X (38%) e dai Baby Boomer (44%). Tuttavia, un terzo degli intervistati non partecipa affatto alla sfida, mentre tra i non partecipanti il 66% dichiara di voler comunque adottare un consumo moderato, incarnando la filosofia del “meno, ma meglio”.
Questo fenomeno si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione verso la salute e la consapevolezza dei rischi legati all’alcol. Il chirurgo generale degli Stati Uniti, Vivek Murthy, ha recentemente proposto l’introduzione di avvertenze sulle bevande alcoliche simili a quelle presenti sui pacchetti di sigarette, sottolineando che l’alcol è una delle principali cause di tumori evitabili.

Le alternative analcoliche e la trasformazione dell’offerta On Premise
Tra chi aderisce al Dry January, le bevande analcoliche sono la prima scelta per sostituire l’alcol: il 57% preferisce queste opzioni, seguite da bevande calde o fredde (41%), acqua frizzante (29%) e mocktail (15%). Sebbene ancora di nicchia, la birra analcolica (13%), il vino dealcolato (12%) e i distillati analcolici (11%) stanno guadagnando popolarità, riflettendo un mercato in rapida espansione soprattutto grazie alla crescente domanda di prodotti low e no alcol.
NielsenIQ sottolinea come il Dry January rappresenti un’occasione strategica per gli esercenti e i produttori per innovare l’offerta e attrarre consumatori curiosi, soprattutto giovani, che nel 40% dei casi ha provato una nuova bevanda nel mese precedente l’indagine. Cocktail analcolici (24%), birra (20%), bevande gassate (17%) e caffè (16%) sono tra le categorie più sperimentate.
Matthew Crompton, vicepresidente On Premise negli Stati Uniti per Cga by Niq, evidenzia che “i consumatori richiedono oggi qualità, scelta ed esperienza anche nelle proposte No o Low alcol. I brand che sapranno rispondere a queste esigenze costruiranno fedeltà di lungo termine”.
I benefici per la salute e i limiti del Dry January
Il Dry January nasce in Inghilterra nel 2013 grazie all’atleta Emily Robinson e all’associazione Alcohol Change UK e si è diffuso rapidamente, anche negli Stati Uniti, dove nel 2024 un quarto degli adulti ha aderito, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente.
Studi scientifici hanno confermato i benefici immediati dell’astinenza per un mese, quali miglioramento del sonno, diminuzione della pressione sanguigna, perdita di peso e riduzione del rischio di diabete. Tuttavia, secondo esperti come Gautam Mehta, professore di epatologia all’University College di Londra, non è ancora chiaro se questi effetti si mantengano nel tempo e se siano efficaci anche nelle fasce più vulnerabili della popolazione.
Una ricerca dell’Università del Sussex ha mostrato che il 59% di chi ha partecipato ha ridotto il consumo di alcolici nei sei mesi successivi, mentre solo l’11% ha aumentato la quantità. Viene tuttavia sottolineato come il Dry January sia particolarmente indicato per i bevitori moderati, mentre chi ha problemi di dipendenza potrebbe necessitare di supporti professionali per affrontare un’astinenza prolungata.
La rivoluzione dei drink analcolici: un mercato in espansione
In parallelo alla sfida del Dry January, si assiste a un boom mondiale dei drink analcolici e low-alcol, che rappresentano un’alternativa gustosa e salutare. Dal debutto di Seedlip nel 2015, il primo distillato analcolico distribuito da Diageo, il mercato è cresciuto esponenzialmente, con previsioni di aumento del 400% nei prossimi anni.
La pandemia ha accentuato l’interesse per prodotti che coniugano benessere e piacere, dando spazio a fermentati come kombucha e switchel, estratti di frutta e verdura e mocktail che arricchiscono l’esperienza del bere senza alcol.
In Italia, marchi come Amàrico, Sabatini Gino°, Memento e Amaro Venti si affiancano a una vasta gamma di birre, vini e spumanti analcolici, trasformando il Dry January in un’occasione per scoprire nuovi sapori e stili di consumo.
Questa evoluzione non solo risponde alle richieste di un pubblico sempre più attento alla salute, ma si configura come un’opportunità strategica per il settore della ristorazione e della distribuzione, che può così intercettare una domanda in crescita e contribuire a una nuova cultura del bere consapevole.
