Il nuovo Decreto sicurezza sui coltelli accende il dibattito tra chef, escursionisti e imprenditori: tra raccolta responsabile, innovazione urbana e tutela dell’ecosistema
Cavalese, 17 marzo 2026 – Nel cuore della Val di Fiemme, l’eco della polemica sul divieto di utilizzo dei coltelli pieghevoli con lama superiore a cinque centimetri previsto dal recente Decreto sicurezza continua a far discutere. Tra i più critici spicca Alessandro Gilmozzi, chef stellato e pioniere del foraging in Italia, noto per la sua cucina che esalta le erbe spontanee, i licheni e i funghi dell’arco alpino.
Il divieto e le sue conseguenze per chi pratica il foraging
Gilmozzi, gestore del ristorante “El Molin” a Cavalese, ha espresso un netto dissenso: “Non comprendo questa legge, è davvero assurda. I coltelli da funghi non hanno mai causato incidenti gravi. Questi strumenti sono fondamentali per chi, come me, raccoglie in modo responsabile i prodotti della natura, senza danneggiare il micelio sottostante, garantendo così la rigenerazione del fungo“. Lo chef sottolinea che l’uso di coltelli specifici permette di tagliare i funghi alla base rispettando l’ecosistema, pratica appresa fin dall’infanzia e indispensabile per escursionisti e fungaioli.
L’obbligo di rinunciare a questi coltelli ha spinto Gilmozzi a adottare soluzioni alternative, come l’uso di forbici da giardinaggio con punte spazzolate, per poter continuare la raccolta senza infrangere la normativa. “È un escamotage – dice – ma continuo a non capire il senso di questo divieto“.

Critiche e speranze di modifica normativa
L’opposizione al divieto non si limita allo chef trentino. Anche Carlo Alberto Zanella, presidente del CAI Alto Adige, ha manifestato il suo disappunto, sperando in un intervento legislativo che possa correggere la normativa in fase di esame al Senato. La critica comune è che una restrizione così stringente penalizza chi pratica attività all’aria aperta in modo sicuro e rispettoso dell’ambiente, senza effettivi rischi per la sicurezza pubblica.
La coltivazione urbana dei funghi: un modello innovativo
Parallelamente, a Milano, l’imprenditore agricolo urbano Pietro Trevisan ha trasformato la coltivazione di funghi in una realtà sostenibile e tecnologica. Dopo esperienze professionali internazionali, tra cui uno stage in Tesla e ruoli in multinazionali negli Stati Uniti e in Europa, il trentenne piacentino ha scelto di tornare in Italia per realizzare il suo sogno: coltivare funghi nel cuore della città.
Nella micro-farm “Buoono Farm”, nel quartiere Maggiolina, Trevisan produce ogni settimana 250 kg di funghi commestibili, come cardoncelli, shiitake e orecchioni, sfruttando scarti di caffè e residui di birrificazione come substrato. L’attività si avvale di tecnologie avanzate per monitorare e ottimizzare le condizioni climatiche, e la distribuzione avviene con una bici-cargo elettrica entro un raggio di cinque chilometri, riducendo così l’impatto ambientale.
Trevisan intende diffondere questo modello di agricoltura urbana in altre città italiane, puntando sulla filiera corta e la sostenibilità, dimostrando che la coltivazione di funghi può essere un’attività moderna e redditizia anche in contesti urbani.
Funghi: un regno complesso e prezioso per l’ecosistema
Il mondo dei funghi (Regno Fungi) comprende oltre 700.000 specie conosciute, con una biodiversità stimata che supera i tre milioni. Questi organismi eucarioti svolgono un ruolo cruciale negli ecosistemi, grazie alla loro capacità di decomporre la materia organica, facilitando il riciclo dei nutrienti e mantenendo l’equilibrio ambientale.
I funghi si distinguono per l’alimentazione eterotrofa, la riproduzione tramite spore e la struttura cellulare caratterizzata da pareti di chitina, un polisaccaride resistente. La micologia, disciplina che li studia, evidenzia l’importanza di questi organismi non solo per l’ambiente ma anche per l’uomo, sia in ambito gastronomico sia in applicazioni biotecnologiche.
L’attività di raccolta e coltivazione dei funghi, pertanto, richiede strumenti adeguati e pratiche consapevoli al fine di preservare questo patrimonio naturale così fragile e prezioso.
