Esperti e sommelier alla Slow Wine Fair 2026 analizzano vantaggi tecnici, sostenibilità e nuove abitudini di consumo legate al tappo a vite nel panorama enologico italiano
Bologna, 24 marzo 2026 – Il dibattito sull’adozione del tappo a vite nel settore vinicolo italiano continua a suscitare opinioni contrastanti, ma l’ultima edizione della Slow Wine Fair 2026 ha offerto un approfondimento tecnico e culturale che va oltre i pregiudizi tradizionali. Come riportato da Repubblica, durante una masterclass condotta da Giancarlo Gariglio, rinomato esperto e sommelier, si sono confrontati professionisti della ristorazione d’eccellenza e operatori del settore per analizzare a fondo il ruolo e le potenzialità di questa chiusura, ormai diffusa soprattutto nei vini bianchi e nei rossi da consumo giovane.

Il tappo a vite tra innovazione tecnica e percezione culturale
Nonostante la persistenza di un’immagine legata a un prodotto meno “nobile” e romantico, il tappo a vite si conferma una soluzione tecnologicamente avanzata e strategica per la conservazione del vino. Emanuele Sansone di Guala Closures, leader mondiale nella produzione di chiusure, ha chiarito che il tappo a vite non è ermetico, ma favorisce una micro-ossigenazione controllata che consente al vino di evolvere nel tempo senza rischi di difetti. Inoltre, la possibilità di richiudere la bottiglia risponde alle nuove esigenze di consumo, più flessibili e dinamiche.
Dal punto di vista dei sommelier, emerge una visione pragmatica e orientata alla qualità costante del prodotto. Anna Coppola del ristorante Marotta (Castal Campagnano, CE) sottolinea come la comunicazione sull’uso della vite in Italia sia ancora carente, con molti clienti ancorati all’idea che il tappo a vite sia meno romantico, ma apprezza la sicurezza qualitativa che offre in servizio. Sayaka Anzai del Piccolo Lago di Verbania evidenzia la sua efficacia soprattutto su vini bianchi aromatici e rossi da consumare entro pochi anni, mentre Pascal Tinari di Villa Maiella (Chieti) mette l’accento sull’esperienza globale dell’ospite, dove la chiusura è uno strumento funzionale e non un fine estetico.

Degustazione e nuove frontiere della sostenibilità
La degustazione proposta durante la masterclass ha incluso solo vini chiusi con tappo a vite, prevalentemente bianchi, confermando che la diffusione sui rossi resta ancora limitata. Tra le etichette premiate figurano:
- Fattoria Nannì – Verdicchio Riserva 2023, dal colore paglierino con note di erbe aromatiche e mela, bocca calda e sapida;
- Pietracupa – Fiano di Avellino 2023, profumi intensi di frutta bianca e alloro, sorso elegante e salino;
- Falkenstein – Riesling Alto Adige 2022, agrumi e frutta matura con una bocca fresca e dinamica;
- Tenuta Terraviva – Trebbiano d’Abruzzo 2021, erbe e frutta matura al naso, sorso potente;
- Vigneti Massa – Derthona Timorasso 2019, complessità aromatica tra agrumi e note evolutive, bocca cremosa;
- G.D. Vajra – Moscato d’Asti 2024, aromatico e fresco, dolcezza equilibrata.
L’evento ha sottolineato come la scelta del tappo a vite sia un progetto che coniuga affidabilità, controllo dell’evoluzione, sostenibilità e nuovi modelli di consumo, soprattutto in un contesto come quello della Slow Wine Fair, che valorizza vini biologici, biodinamici e a basso impatto ambientale. Il ruolo del sommelier si evolve in mediatore culturale, capace di guidare il consumatore a superare pregiudizi, focalizzandosi su qualità e coerenza stilistica, elementi fondamentali per il futuro del vino italiano.
