Nel 2026 la mixology punta su cocktail low alcol, fermentazioni artigianali e ingredienti sostenibili: ecco cosa c’è da aspettarsi
La mixology nel 2026 si presenta come un universo di innovazione e maturità, dove l’equilibrio e la qualità dei cocktail sono protagonisti assoluti. L’approccio al bere muta radicalmente, abbandonando la spettacolarità per abbracciare complessità sottili, sostenibilità e una nuova concezione del bar come spazio culturale e sociale. Tra i protagonisti di questa evoluzione, il bartender Marco Masiero del Lubna Milano, vincitore della Campari Bartender Competition 2025, incarna perfettamente questa tendenza, sottolineando come oggi l’attenzione sia rivolta a “equilibrio, fantasia e passione” con un pubblico sempre più consapevole e desideroso di esperienze di qualità.
Cocktail a bassa gradazione e fermentazioni artigianali
Il 2026 vede un deciso spostamento verso cocktail più essenziali e meno alcolici, caratterizzati da una gradazione alcolica ridotta (low ABV) che consente di integrare la bevanda nel pasto senza comprometterne l’equilibrio. Non più solo “drink da eccesso”, ma compagni di convivialità ponderata. Accanto a questo, le fermentazioni lente – come kombucha, kefir e miso – introducono nuove sfumature aromatiche e una complessità naturale, facendo emergere un gusto più autentico e vicino al mondo artigianale.
Le tecniche di cucina applicate al bar, come il fat washing e la chiarificazione, diventano sempre più diffuse. Questi processi, che prevedono l’infusione e il filtraggio di componenti grasse, consentono di ottenere cocktail trasparenti e puliti, mantenendo un profilo aromatico complesso senza residui visivi, mentre il design del bicchiere e i topping accurati esaltano l’esperienza sensoriale.
Tequila, mezcal e vini aromatizzati: i nuovi protagonisti
Sul fronte degli ingredienti, la filiera dell’agave si conferma al centro dell’attenzione con tequila e mezcal che non sono più semplici alternative esotiche, ma basi per reinventare i grandi classici come il Tommy’s Margarita e varianti affumicate del Negroni. Il mezcal, in particolare, conquista per le sue note rotonde e affumicate, sempre più richieste da un pubblico evoluto.
Parallelamente, si afferma con forza la tendenza verso i cocktail a base di vino aromatizzato, che coniugano tradizione e innovazione. Questi drink, leggeri e versatili, offrono una bassa gradazione alcolica e una raffinata complessità aromatica, diventando perfetti per chi cerca un’alternativa elegante e sostenibile all’hard drink. La loro capacità di esaltare aromi botanici e fruttati li rende protagonisti degli aperitivi più ricercati.
Sostenibilità e convivialità evoluta
Il 2026 è anche l’anno della sostenibilità applicata alla mixology: ingredienti a chilometro zero, riduzione degli sprechi e packaging eco-friendly sono ormai prerequisiti per il mondo del bar. Il concetto di “chilometro liquido” valorizza le produzioni locali, mentre il bar diventa luogo di ricerca e integrazione territoriale. La convivialità si evolve, privilegiando momenti più misurati e di qualità, in cui la “gamification” e l’interazione attiva con il cliente trasformano il bere in un’esperienza multisensoriale e condivisa.
In questo scenario, il bancone non è più solo un punto di consumo ma un microcosmo culturale, dove la mixology dialoga con la cucina, la sostenibilità e la tecnologia per offrire drink che sorprendono senza eccessi, restando impressi nella memoria per la loro profondità e raffinatezza.
