Dal 22 al 24 febbraio Bologna si trasforma nella capitale del vino consapevole. Nei padiglioni di BolognaFiere torna la quinta edizione della Slow Wine Fair, organizzata da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food e in contemporanea con Sana Food. L’evento ha saputo nel tempo ritagliarsi una propria identità, e quest’anno propone un approfondimento inedito: il concetto di vino giusto, ponendo al centro la dimensione sociale della filiera vitivinicola.
Il tema del 2026: giustizia sociale nel bicchiere
Slow Wine da tempo promuove una visione di qualità che va oltre il sapore: la cura in vigna, le pratiche agricole sostenibili e il rispetto degli ecosistemi costituiscono la base di un vino autentico. Dopo gli approfondimenti su crisi climatica, fertilità del suolo e sostenibilità lungo la filiera, l’edizione 2026 punta l’attenzione sulla giustizia sociale. Un vino può essere perfetto al palato, ma solo se nasce da relazioni di lavoro eque, senza sfruttamento delle persone o delle risorse naturali, diventa davvero “pulito e giusto”. Il tema centrale riguarda il lavoro dignitoso, con diritti, sicurezza e retribuzioni corrette, un aspetto ancora critico nel settore agricolo. La discussione si estende inoltre all’accesso alla terra per le nuove generazioni, alle pari opportunità e al ruolo della viticoltura per la valorizzazione delle Terre Alte.
La Romagna protagonista con cantine e vignaioli
La Romagna risponde con circa quarantacinque realtà tra cantine, vignaioli e aziende affini, rappresentando un territorio dinamico e capace di interpretare concretamente i temi proposti. Tra gli eventi più attesi ci sono sei degustazioni dedicate ai millesimi passati, tutte gratuite e già sold out. Il 23 febbraio, nella masterclass, spazio a Villa Venti, una cantina romagnola che mostra come il tempo possa diventare alleato della profondità e dell’identità del vino.
Il ruolo delle Terre Alte e della viticoltura sociale
Andrea Peradotto, dell’azienda agricola Pian di Stintino di Tredozio, parteciperà al convegno sulla viticoltura come strumento per il futuro delle Terre Alte. Qui la vigna diventa presidio, capace di rigenerare la montagna, preservare il paesaggio e rafforzare legami comunitari, unendo rispetto ambientale, memoria dei saperi e sviluppo sociale. Coltivare queste aree significa contrastare l’abbandono e ricostruire tessuti sociali fragili, confermando il ruolo del vino come elemento culturale e sociale.
Ristorazione e valorizzazione del territorio
La Slow Wine Fair premia anche la ristorazione virtuosa, riconoscendo locali capaci di valorizzare vini buoni, puliti e giusti. La Romagna è ben rappresentata con locali selezionati in varie categorie, dai vini biologici e biodinamici ai vitigni autoctoni minori e al miglior rapporto qualità/prezzo, tra cui Al Vecchio Convento di Portico di Romagna, Malto di Riccione, Altamarea a Torre Pedrera, Trattoria San Giovanni a Rimini, Enoteca Mattei a Imola e Osteria dalla Zabariona di Ravenna. L’evento conferma così la sua vocazione: non una semplice fiera, ma un luogo di confronto dove vino, qualità, ambiente e giustizia sociale si intrecciano.
Le cantine romagnole presenti
La partecipazione della Romagna copre diverse zone, dal Riminese agli Appennini, fino alla Bassa Romagna ravennate, con quasi cinquanta realtà presenti. A Brisighella sette cantine, dal faentino cinque, altrettante da Modigliana, due dalla Bassa Romagna e dodici tra cesenate e forlivese. Il riminese schiera cinque aziende, mentre l’imolese è rappresentato da Tre Monti, Giovannini, La Casetta dei Frati, Monticino Rosso e Oinè, insieme all’Enoteca Regionale. L’insieme testimonia la vitalità e la varietà del territorio, in grado di incarnare concretamente i valori del vino Buono, Pulito e Giusto.
