Birra con uva o mosto? La decisione che cambia le regole per i birrifici

Espansione del mercato della birra italiana: analisi e prospettive di crescita

Espansione del mercato della birra italiana: analisi e prospettive di crescita

Alessandro Bolzani

11 Marzo 2026

Negli ultimi anni la sperimentazione nel mondo brassicolo ha portato alla nascita di prodotti sempre più originali, tra cui birre realizzate con ingredienti tipici del settore vinicolo, come uva e mosto d’uva. Una tendenza che ha sollevato dubbi normativi sulla corretta denominazione di questi prodotti. Ora un chiarimento ufficiale stabilisce quando e come queste bevande possono essere commercializzate come birra.

Il chiarimento dell’Icqrf sulla denominazione

A fare chiarezza è stato l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, struttura del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, che ha risposto a un interpello interpretativo presentato da Unionbirrai, l’associazione che rappresenta i piccoli birrifici artigianali indipendenti.

Secondo il parere fornito dall’Ispettorato, le birre prodotte con ingredienti provenienti dal mondo vitivinicolo possono essere legittimamente vendute come birra, purché la presenza dell’ingrediente caratterizzante venga chiaramente indicata nella denominazione riportata in etichetta. L’informazione al consumatore deve quindi risultare completa e trasparente.

Cosa prevede la normativa sulla birra

Il chiarimento richiama quanto stabilito dalla normativa italiana in materia. In particolare viene citato l’articolo 2, comma 4, della legge n. 1354 del 1962, che disciplina la produzione e la denominazione della birra.

La norma stabilisce che quando al prodotto vengono aggiunti ingredienti alimentari con funzione caratterizzante, la denominazione di vendita deve essere accompagnata dal riferimento a tali ingredienti. Nel caso delle birre prodotte con uva o mosto d’uva, la dicitura in etichetta dovrà quindi esplicitare la presenza di questi elementi, con indicazioni come “birra all’uva” oppure “birra con mosto d’uva”.

L’incertezza degli ultimi anni per i birrifici artigianali

Il chiarimento è stato accolto con favore dal settore dei birrifici indipendenti. Negli anni passati, infatti, diversi produttori si erano trovati ad affrontare contestazioni e controlli che avevano portato anche a sequestri e sanzioni amministrative.

Secondo quanto riferito da Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai, molti associati hanno vissuto una fase di forte incertezza interpretativa. Proprio per questo l’associazione ha deciso di richiedere un parere ufficiale che potesse offrire un riferimento chiaro e uniforme valido su tutto il territorio nazionale.

Il successo delle Italian Grape Ale

Tra le produzioni più rappresentative di questa contaminazione tra birra e vino ci sono le cosiddette Italian Grape Ale. Questo stile nasce proprio dall’incontro tra la tradizione brassicola e l’utilizzo di uva o mosto provenienti dal settore vitivinicolo.

Nel tempo queste birre sono diventate uno degli esempi più originali dell’innovazione nel panorama italiano. La loro diffusione non riguarda soltanto il mercato interno: le Italian Grape Ale stanno guadagnando visibilità e apprezzamento anche a livello internazionale, contribuendo a definire un’identità distintiva della birra artigianale italiana.

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