Bere vino o birra non è la stessa cosa: cosa cambia davvero per la salute

Un boccale di birra

Un boccale di birra | Pixabay @Alexa - Vinamundi.it

Alessandro Bolzani

23 Marzo 2026

Il dibattito sugli effetti dell’alcol sulla salute si arricchisce di nuovi elementi: non tutte le bevande sembrano avere lo stesso impatto sull’organismo. Una vasta analisi condotta su centinaia di migliaia di persone suggerisce che, anche a livelli contenuti, ciò che si beve può fare la differenza in termini di rischio per la salute.

Non tutte le bevande alcoliche hanno lo stesso impatto

Secondo i risultati dello studio, birra, sidro e superalcolici risultano associati a una mortalità più elevata anche quando consumati in quantità basse o moderate. Il vino, invece, appare collegato a un rischio inferiore. Questo non significa che sia privo di effetti negativi, ma indica una differenza significativa rispetto ad altre tipologie di alcol.

In particolare, tra i bevitori moderati di vino è emersa una riduzione del rischio di morte cardiovascolare pari al 21%, mentre anche un consumo contenuto di altre bevande alcoliche è stato associato a un aumento del rischio complessivo di circa il 9%.

I dati dello studio e come è stato condotto

L’analisi si basa su un campione molto ampio: oltre 340.000 adulti del Regno Unito, monitorati per più di tredici anni. I dati provengono dalla UK Biobank e coprono un arco temporale che va dal 2006 al 2022.

I partecipanti sono stati classificati in base alla quantità di alcol consumata, misurata in grammi giornalieri e settimanali. Il confronto con astemi e bevitori occasionali ha evidenziato che chi consuma elevate quantità di alcol presenta un rischio di morte per qualsiasi causa più alto del 24%, con un incremento del 36% per i tumori e del 14% per le malattie cardiovascolari.

Differenze anche a basse dosi

È proprio nei livelli di consumo più bassi che emergono le differenze più interessanti. A parità di quantità, il vino risulta associato a un rischio inferiore rispetto a birra, sidro e superalcolici, che invece continuano a mostrare una correlazione con una mortalità più elevata.

L’autrice principale dello studio, Zhangling Chen, ha sottolineato che questi risultati riguardano la popolazione generale, ma potrebbero essere ancora più rilevanti per chi presenta condizioni di salute preesistenti, come patologie croniche o cardiovascolari.

Perché il vino potrebbe fare la differenza

Le possibili spiegazioni chiamano in causa sia fattori biologici sia abitudini di consumo. Il vino contiene composti come polifenoli e antiossidanti, che potrebbero avere un ruolo protettivo. Tuttavia, non è solo una questione di composizione chimica.

Anche lo stile di vita sembra incidere: il vino è spesso consumato durante i pasti e da persone che seguono regimi alimentari più equilibrati. Al contrario, birra e superalcolici sono più frequentemente associati a contesti e abitudini meno salutari, che possono contribuire ad aumentare i rischi.

Limiti dello studio e cautela nell’interpretazione

Nonostante l’ampiezza del campione, lo studio presenta alcuni limiti importanti. Si tratta di una ricerca osservazionale, quindi non è possibile stabilire un rapporto diretto di causa-effetto. Inoltre, il consumo di alcol è stato dichiarato dai partecipanti all’inizio dello studio, senza considerare eventuali cambiamenti nel tempo.

Un altro elemento da considerare è che i soggetti della UK Biobank tendono a essere mediamente più sani e benestanti rispetto alla popolazione generale, fattore che potrebbe influenzare i risultati. Per questo motivo, i ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori studi, in particolare trial clinici controllati.

Rischi anche con consumi moderati

Questo lavoro si inserisce in un filone di ricerca sempre più ampio che mette in discussione l’idea di un consumo “sicuro” di alcol. Studi recenti hanno evidenziato possibili effetti negativi anche a dosi moderate, soprattutto per quanto riguarda la salute del cervello.

Una ricerca pubblicata su BMJ Evidence-Based Medicine, basata su circa 560.000 persone tra Regno Unito e Stati Uniti, ha associato un maggiore consumo di alcol a un aumento del rischio di demenza. Altri studi, utilizzando scansioni cerebrali, hanno rilevato che anche una o due unità al giorno possono essere collegate a una riduzione del volume cerebrale e a cambiamenti strutturali.

Un quadro sempre più complesso

Nel complesso, i dati suggeriscono che non conta solo quanto si beve, ma anche cosa si sceglie di bere e in quale contesto. Il tipo di alcol, le modalità di consumo e lo stile di vita associato sembrano contribuire insieme agli effetti sulla salute.

Resta però un punto fermo: all’aumentare delle quantità consumate, i rischi crescono in modo significativo. Anche quando si parla di consumo moderato, la prudenza resta fondamentale, soprattutto alla luce delle evidenze scientifiche sempre più articolate.

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