Vino ed emozioni: come il colore orienta il giudizio prima dell’assaggio

Vino rosso

Vino rosso | pixabay @Sponchia - Vinamundi.it

Alessandro Bolzani

12 Febbraio 2026

Davanti allo scaffale di un’enoteca o del supermercato, l’occhio spesso si posa prima sulle tonalità intense che su qualsiasi altra informazione tecnica. Non è una coincidenza se il rosso, nel mondo del vino, esercita un’attrazione particolare: la risposta è scritta nella nostra biologia. Prima ancora dell’assaggio, il colore – sia quello del vino sia quello di etichetta e bottiglia – orienta aspettative e valutazioni, incidendo in modo significativo sulle decisioni di acquisto.

Le ricerche dimostrano che la componente cromatica può influenzare fino all’85% delle scelte di consumo. La percezione visiva, infatti, precede l’elaborazione razionale: il cervello registra il colore in modo immediato, attivando associazioni e giudizi ancor prima che intervenga una valutazione consapevole. Nel settore enologico questo meccanismo è particolarmente evidente, perché il rosso comunica intensità, struttura e valore sensoriale già a livello intuitivo.

Il ruolo delle emozioni nelle scelte a basso coinvolgimento

L’impatto del colore diventa ancora più rilevante quando l’acquisto avviene in condizioni di limitata competenza tecnica o di scarsa motivazione, ciò che la letteratura definisce contesto di “basso coinvolgimento” (Meyers-Levy e Peracchio, 1995). In queste situazioni, il consumatore tende ad affidarsi a segnali semplici e immediati, tra cui proprio le tonalità cromatiche.

Il rosso possiede una carica emotiva particolarmente forte perché viene elaborato dal sistema limbico, una struttura cerebrale antica, rimasta sostanzialmente invariata nel corso dell’evoluzione. Quest’area è deputata alla gestione di funzioni essenziali come la sopravvivenza e la riproduzione. In una prospettiva ancestrale, il rosso richiamava elementi vitali, come l’energia del cibo – in particolare la carne – e per questo ha mantenuto un valore simbolico e biologico che ancora oggi condiziona il giudizio.

Tonalità calde, percezione del cibo e adattamento evolutivo

Ulteriori conferme arrivano dallo studio di Foroni, Pergola e Rumiati (2016), che evidenzia il ruolo adattivo della visione tricromatica nei processi di valutazione alimentare. Il colore non rappresenta soltanto un fattore estetico, ma un vero segnale informativo attraverso cui il cervello deduce freschezza, proprietà nutrizionali e commestibilità. Le tonalità calde e sature, come il rosso, sono associate a cibi energeticamente ricchi e biologicamente rilevanti, generando risposte emotive rapide e automatiche.

Questo processo dimostra come la percezione cromatica, integrata tra sistema visivo e aree limbiche, continui a influenzare preferenze e giudizi anche in contesti contemporanei. La valutazione non riguarda più soltanto alimenti primari, ma si estende a prodotti complessi come il vino, dove il colore diventa un indicatore anticipatorio di qualità e intensità.

Le aree cerebrali coinvolte nella risposta al cibo

La prospettiva neuroevolutiva trova ulteriore sostegno nello studio di Wang et al. (2004), che ha osservato come immagini di cibi particolarmente appetibili attivino specifiche regioni cerebrali legate alla motivazione, alla ricompensa e all’elaborazione emotiva. L’esposizione a questi stimoli determina una risposta marcata nel sistema limbico, nell’insula e nelle aree dopaminergiche mesolimbiche, suggerendo che il cervello li interpreti come segnali ad alto valore energetico e gratificante.

Si tratta di un’attivazione rapida e spesso pre-cognitiva, che conferma la predisposizione umana a reagire con maggiore intensità agli stimoli visivi connessi al cibo.

Perché il rosso nel vino attiva aspettative di piacere

Alla luce di queste evidenze, il rosso può essere considerato uno stimolo capace di richiamare, per associazione, gli stessi circuiti neurali legati all’appetibilità e alla ricompensa. Nel contesto enologico questo si traduce in un’aspettativa di corpo, pienezza e ricchezza sensoriale, evocata ben prima del primo sorso.

Che si tratti della tonalità del vino nel calice o degli elementi grafici del packaging, il rosso funziona come un potente “innesco” neurocognitivo. Influenza la percezione del prodotto attraverso meccanismi profondamente radicati nella storia evolutiva del cervello umano, dimostrando come anche una scelta apparentemente estetica sia in realtà il risultato di processi biologici complessi.

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