Nel panorama gastronomico milanese, sempre più aperto alle contaminazioni, prende forma un progetto che prova a riscrivere il rapporto tra vino e cucina asiatica. Come raccontato da Milano Today, a Porta Venezia ha aperto infatti un locale che mette al centro un’idea ancora poco esplorata in Italia: abbinare la cultura enologica europea alla tradizione culinaria cinese, trasformando la degustazione in un’esperienza narrativa e personale. Il risultato è Renen Wine, un’enoteca nata non solo per servire calici, ma per raccontare storie, identità e memoria familiare.
Un nome che nasce dalla famiglia
Il locale deve il suo nome a Renen, il nonno della proprietaria Yaolin — per tutti Jessica — figura centrale nella sua formazione personale. In cinese, il termine racchiude due concetti fondamentali per il progetto: “Ren”, benevolenza, ed “En”, gratitudine. Valori che Jessica considera il fondamento dell’ospitalità.
La scelta del nome non è casuale: dedicare l’enoteca al nonno rappresenta un modo per mantenerne viva la presenza e trasmettere un’idea di accoglienza basata sul rispetto e sulla cura delle relazioni. Come racconta la stessa proprietaria, è proprio da lui che ha imparato quanto la famiglia e l’arte dell’ospitalità possano diventare un vero patrimonio umano.
Dalla Cina all’Italia, passando per il vino
Jessica arriva in Italia da bambina, originaria dell’area di Hangzhou, vicino Shanghai, e cresce a Bergamo negli anni Ottanta lavorando nei ristoranti di famiglia. Il rapporto con il vino nasce gradualmente: prima curiosità personale, poi studio sistematico e formazione da sommelier, accompagnata da viaggi dedicati alla scoperta di piccoli produttori in Italia e all’estero.
Negli ultimi dieci anni questa passione si è trasformata in un linguaggio attraverso cui raccontare territori e persone. L’apertura di Renen Wine rappresenta quindi un’evoluzione naturale del suo percorso, uno spazio dove guidare i clienti — soprattutto i più giovani — alla scoperta delle storie nascoste dietro ogni bottiglia.
L’apertura dell’enoteca Renen Wine
Dopo diverse esperienze imprenditoriali nella ristorazione, tra cui la gestione del ristorante di famiglia Su Garden in via Tenca, Jessica inaugura Renen Wine il 12 dicembre scorso, rilevando un locale precedentemente dedicato alle bollicine.
L’obiettivo è chiaro: costruire un’enoteca capace di coniugare qualità e sperimentazione culturale. Essendo cinese, la proprietaria ha scelto di proporre un dialogo diretto tra vino e cucina cinese, superando una consuetudine diffusa nei ristoranti asiatici, dove la carta dei vini resta spesso limitata a poche etichette standard. Secondo Jessica, il giusto abbinamento può invece valorizzare profondamente ogni piatto.
Atmosfera, design e una cantina in continua evoluzione
Situato in una piazza pedonale di Porta Venezia, il locale si presenta con un ambiente moderno e accogliente, caratterizzato da richiami estetici che evocano bistrot parigini e wine bar newyorkesi. Tra sala interna e dehors, Renen Wine dispone di circa quaranta-cinquanta coperti, pensati per adattarsi anche alle giornate più conviviali all’aperto.
Il cuore dell’enoteca resta però la cantina, composta da oltre trecento etichette soggette a rotazione continua. La selezione privilegia piccoli produttori italiani ed europei, affiancati da alcune proposte provenienti dalla Cina. Accanto ai vini tradizionali trovano spazio anche referenze naturali e biodinamiche, creando percorsi di degustazione sempre diversi.
Tra le scelte più originali compaiono vini della regione cinese della Ningxia, inclusi Cabernet Franc e altri vitigni internazionali ispirati ai modelli borgognoni e bordolesi. L’intento è stimolare la curiosità dei clienti offrendo prospettive nuove rispetto al panorama europeo.
Una cucina pensata per dialogare con il calice
Fin dall’inizio Jessica non ha voluto limitarsi al classico accompagnamento da aperitivo. La proposta gastronomica nasce per costruire un confronto coerente tra cucina e vino. Accanto a prodotti semplici come olive di Cerignola, frutta secca, taralli lucani, grissini artigianali, salumi e selezioni di formaggi, il progetto culinario ha progressivamente ampliato la propria identità.
I bao, introdotti durante il Capodanno cinese, sono destinati a diventare il simbolo del menu. Le versioni principali includono un ripieno di pancia di maiale e un’alternativa vegetariana con verdure e funghi, affiancate da varianti stagionali che integrano anche ingredienti italiani. L’idea nasce dalla convinzione che la cucina cantonese possieda una naturale compatibilità con il vino, a patto che gli abbinamenti siano studiati con attenzione.
Quali vini scegliere con i bao
Secondo Jessica, i bao richiedono vini capaci di accompagnare senza sovrastare. La cucina cinese tende infatti a valorizzare equilibrio e delicatezza, rendendo meno adatti i rossi troppo strutturati o tannici.
Per questo vengono privilegiati rossi giovani e freschi, come Nebbiolo e Barbera nelle versioni meno evolute, oppure un Etna Rosso, apprezzato per la sua bevibilità e per la capacità di sostenere la morbidezza dell’impasto. Anche i bianchi hanno un ruolo centrale: varietà come Timorasso e Carricante, grazie alla loro acidità e tensione gustativa, riescono a esaltare i ripieni senza coprirne le sfumature.
Bollicine e divulgazione: il cuore culturale della nuova enoteca
A unire l’intero percorso restano le bollicine, considerate una soluzione trasversale capace di adattarsi a diversi piatti. Metodo classico proveniente da varie regioni del mondo e Champagne inclusi diventano così una sorta di chiave universale dell’esperienza proposta da Renen Wine.
Dietro questa scelta emerge la dimensione più culturale del locale: superare l’idea che la cucina cinese debba essere accompagnata esclusivamente da bevande zuccherate o soft drink e dimostrare che il vino, se selezionato con criterio, può diventare il partner ideale a tavola. Un lavoro di divulgazione che continua anche fuori dal locale attraverso degustazioni guidate, assaggi alla cieca e contenuti online, dove Jessica racconta produttori ed etichette nella rubrica digitale “Tell Me Wine”.
