Mercato dei vini pregiati: tra crisi negli USA e ripresa europea

Come la speculazione ha reso il Bordeaux un investimento finanziario: il grido d'allerta dei négociant francesi

Come la speculazione ha reso il Bordeaux un investimento finanziario: il grido d'allerta dei négociant francesi

Alessandro Bolzani

20 Gennaio 2026

Nel 2025 il mercato dei vini pregiati ha affrontato turbolenze significative: gli acquisti negli Stati Uniti sono diminuiti del 43,6%, mentre l’Europa ha colmato gran parte del vuoto lasciato dal crollo della domanda americana. Secondo il rapporto annuale di Liv-ex, le cause principali sono state i dazi statunitensi e l’indebolimento del dollaro, che hanno modificato profondamente i flussi globali di commercio del vino, con effetti differenti tra vini italiani e Bordeaux.

Inizio d’anno tra speranze e prime tensioni commerciali

L’anno era iniziato con segnali di ripresa: gennaio e febbraio hanno registrato un aumento dei volumi e del valore degli scambi grazie al recupero delle scorte da parte dei commercianti. Tuttavia, già a marzo le minacce di dazi fino al 200% sugli alcolici europei da parte dell’amministrazione Trump hanno congelato gli acquisti statunitensi e creato incertezza nel mercato.

L’impatto immediato dei dazi USA sul vino europeo

Il 2 aprile, soprannominato “Liberation Day”, l’introduzione di una tariffa del 15% sul vino europeo ha provocato un crollo immediato: l’esposizione delle offerte americane su Liv-ex è scesa dell’80% e i principali indici hanno registrato le maggiori perdite mensili dal 2023. Champagne e vini italiani, fortemente dipendenti dal mercato statunitense, hanno subito gli effetti più pesanti.

Fase estiva debole e fallimento della campagna Bordeaux En Primeur

Durante l’estate, il mercato è rimasto stagnante, aggravato dalla deludente campagna En Primeur di Bordeaux. Nonostante riduzioni di prezzo, l’interesse dei collezionisti non si è risvegliato: le vendite dei commercianti britannici sono scese del 60% e molti hanno ridotto le offerte o criticato apertamente i prezzi, mettendo sotto pressione la catena di approvvigionamento.

Ripresa autunnale e segnali di stabilizzazione

Dopo la pausa estiva, la domanda ha iniziato lentamente a recuperare. Da settembre a novembre, gli indici Liv-ex hanno mostrato un aumento costante e i volumi di scambio si sono riattivati, soprattutto a prezzi più bassi. Il valore totale degli scambi è rimasto inferiore del 5% rispetto al 2024, ma il volume è salito dell’8,7%, con un evidente spostamento verso vini più accessibili.

Variazioni geografiche nella domanda di vino

Negli Stati Uniti, la combinazione di dazi e dollaro debole ha portato a un crollo del 43,6% del valore degli acquisti, mentre gli europei hanno incrementato le loro acquisizioni del 48,2%. In particolare, i vini italiani, soprattutto toscani, hanno beneficiato di questo spostamento: gli acquisti europei sono più che raddoppiati rispetto al 2024, compensando il calo negli USA.

Bordeaux e Borgogna: performance divergenti

Il Bordeaux ha continuato a perdere quote di mercato, scendendo al 35,5% del totale degli scambi, con segnali di stabilizzazione verso fine anno grazie all’indice Fine Wine 50. La Borgogna ha registrato un calo dal 22,5% al 21,4%, con un divario crescente tra vini di fascia alta e inferiore: i primi hanno mostrato segni di equilibrio tra domanda e offerta, mentre i secondi hanno sofferto un eccesso di scorte.

Situazione in Asia e stabilità dei produttori

In Asia, il mercato ha mostrato segnali incoerenti, ma a Hong Kong è emersa una graduale ripresa della domanda di vini di alta gamma, grazie anche al rafforzamento dei mercati azionari locali. Tra i produttori, Château Lafite Rothschild si è confermato il vino più scambiato in valore, mentre Sassicaia ha mantenuto una domanda stabile in Europa. In termini di volume, il Barbaresco 2021 dei Produttori del Barbaresco ha guidato le transazioni, con prezzi più stabili nella seconda metà dell’anno.

Verso il 2026: opportunità e sfide per il mercato dei vini pregiati

Nonostante i prezzi complessivi non siano ancora tornati a crescere, gli esperti vedono opportunità per nuovi collezionisti, con prezzi accessibili e un riequilibrio tra domanda e offerta. Il Bordeaux dovrà puntare su strategie En Primeur efficaci, mentre la Borgogna dovrà gestire con attenzione un piccolo raccolto imminente per evitare turbolenze.

Il rapporto Liv-ex conclude che, sebbene la ripresa sia disomogenea e fragile tra regioni e fasce di prezzo, il mercato dei vini pregiati mostra segnali di stabilizzazione. Il 2026 potrebbe segnare l’inizio di un periodo più equilibrato, con la domanda europea protagonista e un graduale ritorno di interesse dagli Stati Uniti e dall’Asia.

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