L’enoturismo in Italia genera fino al 60% dei profitti per le cantine

L’enoturismo in Italia genera fino al 60% dei profitti per le cantine

L’enoturismo in Italia genera fino al 60% dei profitti per le cantine

Redazione

8 Marzo 2026

Milano, 8 marzo 2026 – Nel contesto attuale del mercato vinicolo globale, caratterizzato da un calo dei consumi ai livelli più bassi dal 1961, l’enoturismo si conferma un volano cruciale per le cantine italiane, rappresentando una fonte significativa di reddito e un mezzo strategico per valorizzare i territori. Secondo l’ultimo report di Roberta Garibaldi, docente e autorevole esperta di turismo enogastronomico, per quasi il 20% delle cantine italiane l’enoturismo genera fino al 60% dei profitti aziendali, mentre per circa metà delle imprese il contributo arriva fino al 30%, senza registrare casi di attività in perdita.

L’enoturismo come leva di sviluppo economico e culturale

Il valore globale del settore enoturistico è stimato intorno ai 46,5 miliardi di dollari, con l’Europa che detiene il 51% del mercato e una crescita annua prevista del 12,9%. In Italia, la crescita si associa a un modello di business sempre più integrato che vede la visita in cantina, la degustazione e le attività correlate come elementi strutturali per attrarre visitatori e consolidare la fidelizzazione della clientela. Il 90% delle cantine italiane offre esperienze di visita tra i filari e all’interno delle cantine, un tratto distintivo rispetto ai competitor internazionali.

Le attività agroturistiche affiancano le visite con offerte di ristorazione (36%), alloggio (30%) e servizi per eventi (22%). La maggior parte delle visite dura tra una e due ore, con tariffe prevalenti nella fascia 36-50 euro. Le cantine sono generalmente aperte sia nei giorni feriali (91%) che nel weekend (78%), con una minore apertura durante le festività nazionali. La stagionalità vede il picco delle visite in primavera ed estate, con il 68% dei flussi concentrati in questi mesi.

Profilo delle imprese e investimenti

L’analisi di Garibaldi evidenzia che l’83% delle aziende coinvolte conta meno di 10 dipendenti, spesso stagionali, e che la gestione dell’attività enoturistica è prevalentemente diretta dalla proprietà. Solo le aziende più strutturate dispongono di reparti dedicati. Nel triennio 2022-2024, il 77% delle cantine ha effettuato investimenti nel settore, destinando mediamente il 14,15% del fatturato all’enoturismo, con una propensione maggiore nelle regioni del Nord e nelle imprese di dimensioni medio-grandi.

Inoltre, il 53% delle cantine prevede ulteriori investimenti per il periodo 2025-2027, con una possibile crescita fino al 63% in condizioni favorevoli. Le imprese che investono in questa direzione mostrano performance superiori in termini di redditività, produttività e crescita dei ricavi.

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