La vendemmia 2026 è a rischio: pesano dazi e tensioni geopolitiche

Cassette piene di grappoli d'uva

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Alessandro Bolzani

9 Marzo 2026

Il settore vitivinicolo internazionale sta attraversando una fase complessa. Nel 2025 il mercato mondiale del vino mostra segnali evidenti di rallentamento, con una diminuzione significativa del valore complessivo delle vendite. A evidenziarlo è un’analisi di Nomisma Wine Monitor, secondo cui il comparto ha registrato una contrazione vicina al 12%, con un giro d’affari che si ferma attorno ai 5,5 miliardi di euro. Il quadro emerge mentre il vino italiano deve affrontare contemporaneamente dazi commerciali, tensioni geopolitiche e difficoltà logistiche che rendono più complicato raggiungere i mercati internazionali.

Un mercato globale in frenata

Il rallentamento non è solo un dato statistico ma ha conseguenze concrete per i produttori. Se le esportazioni continuano a rallentare e le rotte commerciali restano instabili, la vendemmia prevista tra la fine di agosto e settembre 2026 potrebbe generare un surplus di vino difficile da collocare.

A sottolinearlo è il vignaiolo siciliano Diego Cusumano, noto a livello internazionale e alla guida dell’azienda di famiglia insieme al fratello Alberto. Commentando i dati del report, Cusumano osserva che il calo del mercato è in gran parte legato alle turbolenze globali che stanno influenzando l’economia e gli scambi commerciali.

Stati Uniti, Cina e Regno Unito rallentano gli acquisti

Il calo dell’export riguarda alcuni dei principali mercati per il vino italiano. Negli Stati Uniti, primo mercato extraeuropeo, si registra una riduzione delle vendite con un calo del 2,6% nei volumi e del 6,2% nel valore, una flessione collegata anche alle tensioni commerciali e ai dazi.

In Asia la situazione non appare più favorevole. La Cina segna una diminuzione superiore al 15% a valore per il vino italiano, mentre il Giappone riduce gli acquisti con una contrazione del 2,2% nei volumi e dell’1,7% nel valore.

Anche in Europa emergono segnali di debolezza. Il Regno Unito, secondo mercato per il vino italiano, mostra una flessione di circa il 6% sia nei volumi sia nel valore delle importazioni. Una dinamica simile riguarda la Svizzera, dove le esportazioni italiane diminuiscono di circa il 6% a valore.

Alcuni mercati restano in crescita

Nonostante il quadro complessivamente negativo, esistono mercati che continuano a mostrare segnali positivi. Il Brasile registra una crescita del 3,5% nei volumi e dell’1,9% nel valore delle importazioni di vino italiano. Anche la Corea del Sud evidenzia un incremento degli acquisti, con un aumento del 5,3%.

Questi dati indicano che alcune economie emergenti stanno diventando sempre più rilevanti per il settore, anche se la loro crescita non è sufficiente a compensare il calo dei mercati storici.

Le tensioni geopolitiche pesano sulla logistica

Oltre alla riduzione della domanda, il settore deve confrontarsi con problemi legati alla logistica internazionale. Secondo Cusumano, i conflitti che interessano il Medio Oriente e le tensioni geopolitiche globali stanno riducendo drasticamente i corridoi commerciali.

Il produttore sottolinea che la guerra rappresenta un aggravante non solo per l’export del vino ma per l’intero comparto del made in Italy. Le rotte commerciali diventano sempre più difficili da utilizzare e il numero di trasportatori disponibili diminuisce, con il rischio di un forte aumento dei costi di spedizione.

Spedire il vino diventa sempre più difficile

La criticità non riguarda soltanto la domanda internazionale. Anche quando esiste un mercato interessato al vino italiano, portare fisicamente le bottiglie a destinazione può risultare complesso.

La riduzione dei corridoi commerciali e la minore disponibilità di operatori logistici rendono il trasporto più costoso e in alcuni casi economicamente poco sostenibile. Questa situazione potrebbe compromettere la capacità delle aziende di rispondere alle richieste dei mercati esteri.

Il nodo della vendemmia 2026

Tra le principali preoccupazioni dei produttori c’è la prossima vendemmia. Con la raccolta prevista già a partire dalla fine di agosto 2026, il rischio è che la produzione superi la capacità di vendita sui mercati internazionali.

Cusumano evidenzia che alcune tipologie di vino possono essere destinate all’invecchiamento, ma questa soluzione non è applicabile a tutte le categorie di prodotto. Per questo motivo il problema delle eccedenze potrebbe avere conseguenze su tutto il comparto eno-gastronomico italiano.

I timori dell’industria del vino

Le preoccupazioni non riguardano solo i singoli produttori ma l’intero sistema agroalimentare. A condividere questa lettura è anche Matteo Lunelli, amministratore delegato del Gruppo Lunelli e presidente di Ferrari Trento.

Secondo Lunelli, la guerra potrebbe avere ripercussioni rilevanti sull’economia globale, influenzando i trasporti, aumentando i costi energetici e riducendo la fiducia dei consumatori. Inoltre le tensioni coinvolgono anche l’area del Medio Oriente e degli Emirati Arabi Uniti, un mercato in forte crescita per i prodotti premium italiani.

Il rischio di eccedenze record

L’allarme sulle possibili eccedenze era stato lanciato nei mesi scorsi anche da Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini. Secondo le stime, nei magazzini italiani sono già presenti oltre 40 milioni di ettolitri di vino.

Se la prossima vendemmia dovesse essere nella media, con circa 50 milioni di ettolitri di produzione, la disponibilità complessiva potrebbe arrivare a circa 90 milioni di ettolitri entro la fine dell’anno. Un volume così elevato rischierebbe di esercitare una forte pressione sui prezzi e sulla redditività delle aziende vitivinicole italiane.

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