Il vino italiano cala negli Usa e punta su nuovi mercati, cresce la preoccupazione per la guerra in Medio Oriente

Vino e mercati: gli scenari

Vino e mercati: gli scenari | Pixabay @Giuseppe_Lombardo - Vinamundi

Marco Viscomi

6 Marzo 2026

Le esportazioni di vino italiano subiscono una brusca frenata nel 2025, tra dazi USA, crisi geopolitiche e calo della domanda globale. Crescono le sfide per il settore

 

Roma, 6 marzo 2026 – Il 2025 si è rivelato un anno di svolta per il vino italiano, segnando una battuta d’arresto importante nel suo mercato principale, quello degli Stati Uniti d’America. Un contesto complesso, influenzato da molteplici fattori, ha determinato una flessione significativa, con dati che segnalano una diminuzione del valore delle esportazioni quasi del 12%. I riflessi di questa crisi si estendono ben oltre l’Atlantico, coinvolgendo altri mercati strategici, e aprono scenari di incertezza aggravati dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Il calo delle esportazioni italiane negli Stati Uniti

L’Osservatorio Wine Monitor di Nomisma ha certificato un andamento negativo che si è manifestato con chiarezza sin da aprile 2025, quando l’introduzione dei dazi doganali da parte dell’amministrazione americana ha pesantemente gravato sul comparto. La contrazione ha riguardato soprattutto i vini rossi Dop toscani, piemontesi e veneti, che hanno registrato un calo superiore al 7% a valore. In controtendenza, invece, i vini bianchi siciliani e toscani hanno mostrato incrementi rispettivamente del 12% e del 39%. Anche il Prosecco ha mantenuto i volumi in crescita (+1,3%), pur soffrendo una leggera diminuzione a valore (-2%).

La riduzione delle esportazioni si è attestata a 2,37 milioni di ettolitri, per un valore complessivo di circa 1,3 miliardi di euro fino a novembre 2025, con un calo del 2,6% in volume e del 6,2% in valore rispetto al 2024. La difficoltà è stata accentuata dal contemporaneo indebolimento del dollaro e dalla crisi del potere d’acquisto dei consumatori statunitensi, che ha amplificato l’impatto di dazi e costi aggiuntivi.

Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma, commenta: «L’introduzione dei dazi ha creato forti turbolenze lungo tutta la filiera, con una riduzione delle spedizioni e mercati interni in contrazione. La competizione sul prezzo ha spinto i produttori a ridurre le marginalità per mantenere competitività».

Mercati globali in difficoltà e strategie di diversificazione

Il mercato statunitense, pur rimanendo il più importante sbocco per il vino italiano, si sta rivelando sempre meno sostituibile nel breve termine. Tuttavia, la necessità di guardare oltre l’Atlantico e di diversificare è ormai una priorità per i produttori, che stanno intensificando strategie di posizionamento in mercati emergenti e in altre aree geografiche.

Il quadro internazionale, però, non offre molte soddisfazioni: il Regno Unito ha visto un calo delle importazioni di vino del 6% a valore, mentre la Cina ha ridotto le sue importazioni di oltre il 15%, coinvolgendo quasi tutte le categorie di prodotto, ad eccezione degli spumanti. Anche il Giappone e la Svizzera hanno registrato flessioni sia in volume che in valore. Un’eccezione positiva si segnala in Sudamerica, in particolare in Brasile, dove le importazioni di vini italiani Dop sono cresciute sia in volume (+3,5%) che in valore (+1,9%), favorita anche dall’accordo di libero scambio Ue-Mercosur in attesa di ratifica.

In Corea del Sud, nonostante una perdita del 10% nel valore complessivo delle importazioni, i vini rossi veneti hanno mostrato una performance positiva, confermando l’interesse per alcune eccellenze regionali italiane.

Impatti dei fattori geopolitici e le preoccupazioni del comparto

L’ulteriore elemento di instabilità è rappresentato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, che sta complicando ulteriormente le dinamiche logistiche e di trasporto delle esportazioni vinicole. Diego Cusumano, noto produttore siciliano, sottolinea come la guerra «rappresenti un’ulteriore aggravante per l’export del vino e per l’intero made in Italy, con il rischio di interruzione delle catene di fornitura e un aumento dei costi di logistica a causa della riduzione dei corridoi internazionali disponibili».

Matteo Lunelli, presidente di Ferrari Trento, evidenzia che il deterioramento della situazione in Medio Oriente avrà riflessi sull’economia globale, compromettendo rotte strategiche e aumentando i costi energetici, fattori che colpiscono direttamente il settore vinicolo italiano.

Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini, aveva già lanciato un campanello d’allarme nel 2025 riguardo alle eccedenze produttive, con una disponibilità di vino in giacenza che supera i 40 milioni di ettolitri. «Se la prossima vendemmia si attesterà intorno ai 50 milioni di ettolitri, ci troveremo con una disponibilità di prodotto che rischia di deprimere ulteriormente i prezzi».

Contesto economico statunitense e ripercussioni sul vino italiano

Parallelamente alle tensioni internazionali, l’economia degli Stati Uniti mostra segnali di rallentamento, con una crescita del PIL che si è fermata all’1,4% nel quarto trimestre 2025, al di sotto delle attese. La Federal Reserve ha limitate possibilità di intervento sui tassi di interesse, mentre la percezione di crescente imprevedibilità politica e istituzionale sta influenzando negativamente la fiducia degli investitori.

Secondo analisti economici, i capitali globali stanno progressivamente riducendo la loro esposizione negli Stati Uniti, preferendo mercati europei e asiatici più stabili. Questa dinamica influisce anche sul cambio dollaro/euro, con un indebolimento del dollaro che impatta direttamente sui costi di importazione e sulle strategie di prezzo per il vino italiano.

Il vino italiano tra tradizione millenaria e sfide contemporanee

Il vino, bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione dell’uva, rappresenta da millenni un simbolo culturale e storico per l’Italia, radicato nella sua tradizione vitivinicola riconosciuta a livello mondiale. Le tecniche enologiche, la qualità dei vitigni e la diversità territoriale hanno reso il Made in Italy un punto di riferimento globale. Tuttavia, la congiuntura attuale impone un’attenta riflessione e un impegno costante per affrontare le sfide commerciali, geopolitiche ed economiche che influenzano il settore.

La partita si gioca non solo sul fronte della qualità e della tradizione, ma anche su quello dell’innovazione, della sostenibilità e della capacità di adattarsi a nuovi mercati e condizioni globali, sempre più mutevoli e complesse.

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