Il vino del Nordest prova a reagire alla crisi con un’alleanza senza precedenti

Amarone della Valpollicella

Amarone della Valpollicella | Photo by FotoosVanRobin licensed under CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/deed.en) - Vinamundi.it

Alessandro Bolzani

2 Febbraio 2026

C’è un luogo, nel cuore del Friuli Venezia Giulia, dove la vite non è soltanto paesaggio ma identità economica e culturale. San Vito al Tagliamento, il comune più vitato della regione, diventa ora anche il punto di convergenza di una delle più ambiziose operazioni di sistema mai tentate nel vino italiano. Proprio qui prende forma il nuovo polo vitivinicolo del Triveneto, una realtà che unisce consorzi di tutela e organismi di certificazione di tre regioni – Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino – rappresentando un comparto capace di arrivare a circa un miliardo di bottiglie, ovvero il 30% dell’imbottigliato nazionale.

Un progetto istituzionale per fare sistema

L’idea alla base del polo è semplice quanto strategica: rafforzare una filiera già strutturata creando un luogo fisico e operativo in cui consorzi e organismi di controllo possano dialogare in modo costante. Un passaggio pensato per facilitare il confronto sulle nuove esigenze del settore, anticipare possibili certificazioni utili ad aprire mercati emergenti e, al tempo stesso, rendere più snelli i processi burocratici. La nuova sede, inaugurata il 31 gennaio, sorge in uno spazio recuperato del centro storico e prevede piani distinti per i diversi soggetti coinvolti, senza sovrapposizioni di ruoli: la governance delle denominazioni resta in capo ai consorzi, mentre la certificazione continua a essere affidata agli enti preposti.

Dieci anni di esperienza che diventano modello

Il polo affonda le sue radici in un’esperienza già consolidata. Triveneta Certificazioni opera infatti da oltre un decennio, nata dall’intesa tra Ceviq, Siquria e Valoritalia per la certificazione della DOC Pinot Grigio Delle Venezie e dell’IGT Trevenezie. La novità non è quindi la creazione ex novo di una struttura, ma la condivisione di spazi, visione e obiettivi con il Consorzio Pinot Grigio DOC Delle Venezie, il Consorzio Friuli DOC, il Consorzio Friuli Grave DOC e il Consorzio Prosecco DOC. Un modello che inizia ad attirare attenzione anche fuori dal Nordest, con operatori piemontesi pronti a osservarne l’evoluzione come possibile esempio per il futuro.

Garanzie per produttori e consumatori

La finalità comune è rafforzare la credibilità delle denominazioni attraverso un presidio ancora più efficace dei disciplinari, tutelando i produttori e offrendo ai consumatori certezze in termini di autenticità, trasparenza e affidabilità. La collaborazione quotidiana tra soggetti che mantengono competenze distinte punta a rendere più solido l’intero sistema, senza confondere funzioni né interessi.

Il confronto pubblico sul futuro del vino

L’inaugurazione è stata accompagnata dalla tavola rotonda “Costruire legami per competere: il nuovo modello italiano tra qualità, controllo e mercato”, moderata da Giorgio Dell’Orefice de Il Sole 24 Ore. All’incontro hanno partecipato i principali rappresentanti del vino del Nordest insieme alle istituzioni: il sindaco di San Vito al Tagliamento Alberto Bernava, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – intervenuto in video, sottolineando il ruolo dell’Italia come prima economia agricola europea e del Triveneto come pilastro della DOP economy – l’onorevole Emanuele Loperfido e l’assessore regionale Stefano Zannier. Al tavolo anche i vertici di Triveneta Certificazioni con Francesco Liantonio, di Valoritalia con Giuseppe Liberatore, di Siquria e AssoOdc con Luca Sartori, oltre ai presidenti di Federdoc Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi e del Consorzio DOC Delle Venezie e del gruppo vino Copa-Cogeca, Luca Rigotti.

Un settore tra crisi e trasformazione

Sullo sfondo del dibattito non poteva mancare la crisi strutturale che attraversa il mondo del vino. Le denominazioni, che dopo lo scandalo del metanolo avevano contribuito a rilanciare il settore portando l’export da 800 milioni a 8 miliardi in 35 anni, oggi si trovano di fronte a nuove difficoltà: la contrazione dei consumi, la crescente pressione salutistica, il distacco delle giovani generazioni e l’instabilità geopolitica. A queste si aggiungono le conseguenze del cambiamento climatico e le opportunità emergenti legate ai vini a bassa gradazione alcolica. In questo contesto, Gallarati Scotti Bonaldi ha ribadito la necessità di fare massa critica, anche attraverso l’aggregazione dei consorzi, e di costruire sinergie, ricordando come il modello italiano, pur oneroso, resti virtuoso e chiami gli enti a nuovi compiti di analisi, controllo e promozione dell’enoturismo.

Il polo come motore di energia condivisa

Secondo Francesco Liantonio, il nuovo polo rappresenta una sorta di “batteria” capace di generare energia dalle differenze. Un’esperienza che potrebbe essere replicata su scala nazionale, con l’obiettivo di presentarsi in modo unitario sui mercati. Al centro del progetto, ha sottolineato, c’è soprattutto il fattore umano: competenze che dialogano, fiducia costruita nel tempo e una squadra che lavora quotidianamente al fianco delle imprese per rendere più accessibile il traguardo della qualità certificata.

Il valore del modello italiano di controllo

Giuseppe Liberatore ha invece rivendicato la solidità del sistema italiano, basato su enti privati che operano su delega pubblica e sottoposti a una doppia verifica: l’accreditamento di Accredia e il controllo del Ministero. Un meccanismo che garantisce controlli puntuali e costituisce la base su cui i consorzi costruiscono le proprie strategie di gestione delle denominazioni.

Sostenibilità, innovazione e nuove sperimentazioni

Luca Rigotti ha infine annunciato l’avvio di un tavolo di lavoro interregionale dedicato al Pinot Grigio e ha posto l’accento sulla sostenibilità nelle sue diverse dimensioni. Dal punto di vista sociale, il Consorzio DOC Delle Venezie prosegue la collaborazione con Wine in Moderation per promuovere un consumo responsabile. Sul fronte ambientale, la creazione di strumenti di coordinamento viene indicata come la strada maestra, anche in vista di una possibile certificazione di sostenibilità a livello nazionale, fondata su requisiti comuni pur nel rispetto delle specificità territoriali. Tra le sperimentazioni in corso figurano i vitigni resistenti, capaci di ridurre l’uso di fitofarmaci, e il Pinot Grigio a bassa gradazione naturale, considerato una risposta coerente e sostenibile per i vini DOP e IGP.

Il nodo dei conflitti di interesse

Alla domanda sui possibili conflitti di interesse, Liantonio ha risposto negando criticità. Il polo, ha spiegato, nasce come luogo di confronto e analisi, pensato per costruire strategie utili alle imprese in un momento di profonda trasformazione del settore. L’incontro quotidiano tra operatori serve proprio a interpretare il cambiamento dei mercati e ad affrontare temi complessi come l’inserimento dei low alcol o dei vitigni resistenti nelle denominazioni. La pluralità degli interessi coinvolti, ha ricordato, è una garanzia sufficiente, come dimostrato anche dalle vicende passate legate alla nascita di Valoritalia, quando numerosi ricorsi furono respinti da tutti i tribunali.

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