Una fortezza tra le colline senesi, dove ogni pietra racconta un pezzo di Toscana autentica e il vino è parte dell’identità.
Immerso tra le curve morbide della Toscana interna, Montepulciano appare in lontananza come una corona di pietra appoggiata sulla cima di un colle. Dall’alto domina la Valdichiana e la Val d’Orcia, regalando viste che sembrano dipinte. È un borgo antico, ricco di memorie etrusche e romane, ma anche di architetture rinascimentali e chiese maestose. Qui il tempo sembra rallentare. Si cammina tra vicoli silenziosi e palazzi nobiliari, si ascolta il vento che attraversa le vigne e si respira quel profumo inconfondibile di legno, mosto e pietra. È il luogo perfetto per chi cerca una Toscana più intima, fatta di sostanza e bellezza autentica.
Il cuore monumentale di Montepulciano e le sue storie di pietra
Secondo una leggenda, la città fu fondata dal re Porsenna, sovrano etrusco di Chiusi. Ma è dal Quattrocento in poi che Montepulciano diventa un centro culturale e artistico di primo piano, conteso tra Siena e Firenze, e frequentato da umanisti come Angelo Poliziano. Sulla sommità del borgo si apre piazza Grande, un salotto urbano tra i più eleganti della Toscana. Qui si affacciano il Palazzo Comunale (XIV secolo), il Duomo di Santa Maria Assunta, e il Palazzo Tarugi, completamente rivestito in travertino. Entrando in Duomo, si scoprono opere di Michelozzo, Taddeo di Bartolo e altre firme importanti del primo Rinascimento.

Poco più in là, si trovano la chiesa di Sant’Agostino, quella di San Biagio — chiamata anche il Tempio per la sua imponenza — palazzo Cervini, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane, e il Museo Civico Crociani, custode di dipinti e sculture di scuola senese e fiorentina. Tutto intorno, le strade acciottolate portano in alto e in basso, tra scorci improvvisi, cortili nascosti e botteghe dove si possono ancora trovare ceramiche fatte a mano o pezzi d’antiquariato. Ma c’è anche un altro motivo per cui Montepulciano richiama visitatori da tutto il mondo.
Il vino nobile e la gara delle botti: quando il passato incontra la festa
Il Vino Nobile di Montepulciano è più di un prodotto locale: è un simbolo identitario, un racconto liquido di queste terre. Viene prodotto nelle zone collinari che circondano il borgo — da Valiano a Gracciano, passando per Argiano, Sant’Albino, Abbadia e San Gavino. Il vitigno principale è il Prugnolo Gentile, un’uva che qui trova un habitat ideale tra terreni argillosi, boschi e alture ventilate. Il risultato è un vino robusto, complesso, ma capace di grande eleganza. Il Consorzio del Vino Nobile ha sede proprio a Montepulciano, e alcune cantine storiche, come quella del Palazzo Ricci, sono aperte alle visite e alle degustazioni. Ogni estate, la città si anima con eventi che fondono folclore e partecipazione popolare. Il più noto è il Bravio delle Botti, una competizione tra le otto contrade del borgo. Due spingitori per squadra si sfidano spingendo botti da 80 kg lungo le strade in salita, fino a piazza Grande. È una corsa spettacolare e faticosa, accompagnata da costumi storici, canti e feste di quartiere.
Altro appuntamento imperdibile è il Bruscello Poliziano, una forma di teatro popolare all’aperto, che si svolge dal 1939 sul sagrato del Duomo. Musica, narrazione, poesia e ironia toscana si fondono in uno spettacolo che racconta storie locali o episodi della grande storia. Montepulciano resta così: schiva e intensa, mai troppo affollata, mai artefatta. Si mostra per quello che è, e forse è proprio questo a renderla una delle mete più amate (e fotografate) della Toscana meno urlata.