Export del vino italiano in calo nel 2025: pesano dazi, consumi e nuovi competitor

I nuovi trend del vino

I nuovi trend del vino | Pixabay @cookelma - Vinamundi

Alessandro Bolzani

12 Marzo 2026

Il 2025 si chiude con il segno meno per le esportazioni del vino italiano. Dopo il risultato record registrato nel 2024, il settore ha affrontato un anno più complesso, segnato da una combinazione di fattori economici e geopolitici: dai dazi statunitensi alla svalutazione del dollaro, passando per il calo dei consumi e la crescente concorrenza di nuove bevande che stanno sottraendo quote di mercato al vino. A influire sul quadro complessivo contribuiscono anche il clima internazionale instabile e la diffusione di stili di vita più orientati al salutismo.

I dati Istat sull’export del vino

Secondo le rilevazioni dell’Istat analizzate da WineNews, nel 2025 le esportazioni di vino italiano nel mondo hanno raggiunto un valore complessivo di 7,7 miliardi di euro. Il dato rappresenta una flessione del 3,7% rispetto al 2024. Anche i volumi mostrano una diminuzione: le spedizioni all’estero si fermano a circa 2,1 miliardi di litri, con un calo dell’1,8%.

Il bilancio dell’anno riflette quindi una fase difficile per il comparto, che tuttavia è riuscito a limitare le perdite considerando che il confronto avviene con un’annata particolarmente positiva come quella precedente.

Spumanti più resistenti rispetto ai vini fermi

All’interno dell’export, il segmento degli spumanti mostra una tenuta leggermente migliore rispetto ad altri prodotti. Nel 2025 il valore delle esportazioni di bollicine italiane si attesta a 2,3 miliardi di euro, con una diminuzione del 2,5% rispetto all’anno precedente.

Sul fronte dei volumi, invece, si registra una lieve crescita: gli spumanti raggiungono i 553,2 milioni di litri, con un incremento dello 0,68%. Questo andamento conferma una tendenza osservata negli ultimi anni, che vede le bollicine mantenere un buon livello di domanda sui mercati internazionali.

Stati Uniti in calo, Germania stabile

Tra i principali mercati di destinazione del vino italiano emerge il rallentamento degli Stati Uniti, che restano comunque il primo sbocco commerciale. Nel 2025 le esportazioni verso gli Usa si fermano a 1,75 miliardi di euro, con una contrazione del 9,1% rispetto al 2024. Anche i quantitativi diminuiscono, scendendo a 339,5 milioni di litri, pari a un calo del 6,2%.

In Europa la Germania si conferma il mercato più importante per il vino italiano, mantenendo una sostanziale stabilità nel valore degli acquisti, pari a 1,14 miliardi di euro (+0,5%). I volumi, tuttavia, registrano una riduzione, con 474 milioni di litri esportati e una flessione del 3,2%.

Regno Unito, Canada e Svizzera in flessione

Il quadro non è particolarmente positivo nemmeno per altri mercati storici. Nel Regno Unito le importazioni di vino italiano nel 2025 si attestano a 816,8 milioni di euro, con una riduzione del 3,8%, accompagnata da un calo dei volumi a 254,7 milioni di litri (-2,3%).

Il Canada occupa la quarta posizione tra i mercati di destinazione, ma registra una diminuzione nel valore delle importazioni, scese a 420,7 milioni di euro (-5,8%). In questo caso però i volumi crescono leggermente, arrivando a quasi 75 milioni di litri (+1,9%).

Anche la Svizzera evidenzia una flessione: gli acquisti di vino italiano scendono a 393,2 milioni di euro (-4,2%), mentre i quantitativi esportati si fermano a 64,4 milioni di litri, con un calo del 5,1%.

Francia e Paesi Bassi tra le note positive

Tra i segnali più incoraggianti spicca il dato della Francia, principale concorrente dell’Italia nel settore vitivinicolo. Nel 2025 Parigi ha importato vino italiano per 309,7 milioni di euro, registrando un aumento del 3,4%. Crescono anche i volumi, che si avvicinano ai 96 milioni di litri con un incremento del 6,8%.

Buone notizie arrivano anche dai Paesi Bassi, dove il valore delle importazioni raggiunge i 259,6 milioni di euro, con una crescita del 5,5%. Situazione diversa in Belgio, che scende a 217,2 milioni di euro (-6,2%). La Russia chiude l’anno con 207,4 milioni di euro di acquisti, segnando una contrazione del 16%, nonostante un recupero nella seconda metà del 2025.

Mercati asiatici in difficoltà

I mercati orientali non offrono risultati particolarmente positivi per il vino italiano. Il Giappone riduce gli acquisti a 176,4 milioni di euro, con una flessione del 4,1%. Ancora più marcato il calo della Cina, che scende a 66,9 milioni di euro con un crollo del 25,1%.

Anche Corea del Sud e Hong Kong mostrano segnali negativi, seppur più contenuti. Le esportazioni verso Seul si fermano a 49,3 milioni di euro (-2,3%), mentre Hong Kong registra un leggero arretramento dello 0,6%, arrivando a 22,1 milioni di euro.

Nuove frontiere dell’export: Brasile e India

Tra i mercati emergenti si distingue il Brasile, considerato da molti operatori una delle possibili nuove destinazioni per il vino italiano. Nel 2025 il valore delle esportazioni verso il Paese sudamericano raggiunge 42,8 milioni di euro, con un aumento del 3,7%.

L’India, dopo il recente accordo commerciale con l’Europa, rappresenta un’altra piazza con potenziale di crescita. Tuttavia, per il momento il mercato resta molto limitato: le vendite di vino italiano nel 2025 si fermano a 2,7 milioni di euro, con un incremento del 5,6%.

Uno scenario complesso ma con prospettive di ripresa

Nel complesso, rispetto al 2024, il vino italiano ha perso nel 2025 circa 300 milioni di euro di valore nelle esportazioni, mentre i volumi spediti all’estero sono diminuiti di 22,6 milioni di litri.

Guardando al 2026, lo scenario rimane incerto. Le tensioni geopolitiche, l’aumento dei costi energetici e le scorte in crescita nelle cantine rappresentano fattori che potrebbero continuare a pesare sul settore. Nonostante queste difficoltà, il vino rimane una delle produzioni più radicate nella cultura italiana e nella tradizione conviviale. Proprio questa dimensione culturale e territoriale, che lo distingue da molte altre bevande, alimenta nel comparto la fiducia in una possibile stabilizzazione del mercato e, secondo diversi operatori, anche in un ritorno a una moderata crescita nei prossimi anni.

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