Champagne, vendite in calo: difficile una ripresa nel 2026

versare champagne

I brand di vino più ricchi e famigerati del mondo - Unsplash - vinamundi.it

Alessandro Bolzani

12 Marzo 2026

Il mercato dello Champagne sta attraversando una fase complessa che potrebbe proseguire anche nei prossimi mesi. Dopo tre anni consecutivi di calo delle spedizioni, i produttori della celebre regione francese sperano ancora in una ripresa nel 2026. Tuttavia, tra aumento dei costi di produzione, andamento sfavorevole dei cambi e condizioni economiche globali poco favorevoli, molti operatori del settore ritengono improbabile un vero rimbalzo nel breve periodo.

Nel 2025 le spedizioni complessive di Champagne hanno registrato un’ulteriore diminuzione, seppur contenuta: circa il 2% in meno rispetto all’anno precedente. Il totale si è fermato a 266 milioni di bottiglie, il livello più basso degli ultimi vent’anni. L’unica eccezione resta il 2020, anno segnato dalle prime restrizioni legate alla pandemia di Covid-19, quando il mercato crollò a 254 milioni di bottiglie rispetto alle quasi 300 milioni dell’anno precedente.

Va ricordato che nel 2022, nel pieno della ripresa post-pandemica, le spedizioni avevano raggiunto un picco di 326 milioni di bottiglie. Da allora il settore ha perso rapidamente terreno. Nonostante ciò, i principali protagonisti della regione continuano a sperare in un miglioramento della situazione, anche se la maggior parte degli operatori interpellati nelle scorse settimane non prevede una crescita significativa nel 2026. Le valutazioni sono state raccolte prima dell’inizio della recente escalation in Iran, un fattore che potrebbe rendere il quadro geopolitico ancora più incerto.

Le aspettative dei produttori

Tra le voci più autorevoli del settore c’è quella di Laurent d’Harcourt, presidente della maison Champagne Pol Roger, che lo scorso 12 febbraio ha sottolineato come la regione dovrebbe già considerarsi soddisfatta se riuscisse a mantenere nel 2026 lo stesso livello di spedizioni del 2025. L’obiettivo condiviso da molti produttori sarebbe piuttosto quello di tornare intorno ai 270 milioni di bottiglie, cioè il volume registrato nel 2024.

D’Harcourt ha riconosciuto la rapidità con cui il mercato ha perso terreno negli ultimi anni. Dal 2022 le vendite sono diminuite di circa 55 milioni di bottiglie. Una contrazione significativa, che tuttavia potrebbe anche essere interpretata come un ritorno a livelli più sostenibili dopo il picco registrato nel periodo immediatamente successivo alla pandemia. Nonostante le difficoltà del mercato globale delle bevande, secondo il manager lo Champagne ha comunque dimostrato una certa capacità di resistenza.

La forza del marchio Champagne

Un punto di vista simile è espresso anche da Charles-Armand de Belenet, amministratore delegato di Champagne Bollinger. A suo giudizio il prodotto mantiene un forte potere di attrazione tra i consumatori. Proprio questa “desiderabilità” consente allo Champagne di continuare a vendere bene se supportato da strategie promozionali efficaci.

Secondo de Belenet, questo spiega anche perché la regione stia reagendo meglio rispetto ad altre aree vitivinicole come Bordeaux, che negli ultimi anni hanno dovuto affrontare maggiori difficoltà nonostante politiche di sconto sui prezzi.

Guardando al futuro prossimo, però, il dirigente non vede segnali concreti di ripresa. Per l’intera regione non si prevede un vero rimbalzo nel 2026. L’unico elemento positivo riguarda il livello delle scorte presenti sul mercato, oggi più basso rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

All’inizio del 2025, infatti, l’eccesso di Champagne disponibile nei magazzini aveva rallentato le spedizioni nei primi sei mesi dell’anno. Solo nella seconda metà del 2025, grazie ai riordini dei distributori, la domanda è tornata ad allinearsi con l’offerta.

Il peso del cambio e dei costi di produzione

Secondo de Belenet, il contesto economico e geopolitico non offre segnali incoraggianti. Tra le principali criticità per il 2026 figura l’andamento dei tassi di cambio. L’euro, relativamente forte rispetto allo yen giapponese, al dollaro statunitense e australiano e alla sterlina britannica, rischia di rendere lo Champagne più costoso nei principali mercati di esportazione.

Le aziende non potranno compensare completamente l’impatto del cambio e questo porterà inevitabilmente a un aumento dei prezzi. A complicare ulteriormente la situazione contribuisce anche l’aumento dei costi di produzione, stimato tra il 5 e il 6%. Gran parte di questo incremento è legato al prezzo delle uve.

Le bottiglie attualmente in vendita sono state prodotte con uve raccolte nel 2021 e nel 2022, anni in cui il costo delle materie prime è cresciuto rapidamente. Quando queste scorte verranno esaurite, l’effetto sui costi diventerà ancora più evidente, soprattutto in presenza di un euro forte.

Un mercato globale sotto pressione

Le difficoltà del settore non dipendono soltanto da fattori interni alla filiera. Il mercato mondiale del vino e degli alcolici è influenzato da diversi elementi negativi. L’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto dei consumatori in molti Paesi, mentre i conflitti internazionali, dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, contribuiscono ad aumentare l’incertezza economica.

Secondo de Belenet, le sfide principali sono tre: l’aumento dei costi di produzione, la forza dell’euro e condizioni di mercato poco favorevoli. Per questo motivo il dirigente mantiene un atteggiamento prudente anche sulle prospettive della stessa Bollinger per il prossimo anno. In un contesto così complesso, sostiene, sarà necessario mettere in campo un piano d’azione solido per sostenere il marchio.

Previsioni prudenti anche dal Comité Champagne

Una visione cauta arriva anche da David Chatillon, co-presidente del Comité Champagne e presidente dell’Union des Maisons de Champagne. Secondo lui le tendenze del mercato sono difficili da interpretare con precisione. Le spedizioni potrebbero registrare un lieve aumento, ma si tratterebbe al massimo di pochi milioni di bottiglie in più.

In sostanza, non ci sono indicazioni che facciano pensare a un vero rimbalzo. Le prospettive del 2026 non appaiono molto diverse da quelle osservate nel 2024 e nel 2025. Anche Chatillon sottolinea il ruolo determinante dei tassi di cambio: l’euro resta forte rispetto alla maggior parte delle valute mondiali, con l’eccezione della corona svedese e del franco svizzero.

L’obiettivo delle 300 milioni di bottiglie di Champagne

Nonostante le difficoltà, la regione dello Champagne continua a guardare a un traguardo simbolico: tornare a un mercato globale da 300 milioni di bottiglie all’anno, un livello considerato in linea con la capacità produttiva media della denominazione.

Secondo Chatillon, questo obiettivo rimane condiviso sia dai viticoltori sia dalle grandi maison. Tuttavia, realisticamente, non verrà raggiunto prima di tre o addirittura cinque anni. La ragione principale è la necessità di aprire nuovi mercati internazionali, un processo che richiede tempo e investimenti consistenti.

Accordi di libero scambio tra l’Unione Europea e alcune aree del mondo, come il Mercosur o l’India, potrebbero facilitare l’espansione in futuro. Ma tali intese richiederanno anni prima di entrare in vigore e dovranno essere accompagnate da importanti campagne di marketing per promuovere il consumo di Champagne.

Mercati maturi e incognita Stati Uniti

Per quanto riguarda i mercati già consolidati, le prospettive non appaiono particolarmente dinamiche. Secondo Chatillon non si osserva un cambiamento significativo nelle abitudini di consumo, e questo rende difficile immaginare una crescita rapida.

Anche gli Stati Uniti, il principale mercato di esportazione per lo Champagne, potrebbero non offrire grandi margini di espansione nel breve periodo. Le nuove tariffe commerciali introdotte sul prodotto cominceranno a farsi sentire proprio quest’anno. Molte aziende avevano spedito grandi quantitativi di bottiglie prima dell’entrata in vigore dei dazi, ma ora il loro impatto sarà più evidente.

A questo si aggiunge l’effetto dei tassi di cambio, che contribuirà a rendere lo Champagne ancora più costoso negli Stati Uniti. Secondo Chatillon, il prezzo del prodotto nel mercato americano potrebbe aumentare complessivamente del 25%, con un incremento di circa il 15% dovuto ai dazi e un ulteriore 10% legato al cambio.

Il dibattito sul futuro del settore

Sul tema del ritorno a un mercato da 300 milioni di bottiglie è intervenuto anche Michel Drappier, presidente della maison Champagne Drappier. A suo avviso questo traguardo è teoricamente raggiungibile, ma la strada scelta dal settore sarà determinante.

Secondo Drappier, tutto dipende dalle decisioni dei produttori della regione. Se lo Champagne venisse reso più accessibile e popolare, il volume delle vendite potrebbe crescere più rapidamente. Tuttavia, questa strategia implicherebbe un posizionamento più “democratico” del prodotto.

Se invece la denominazione continuerà a puntare principalmente sulla creazione di valore e sull’immagine di lusso, il raggiungimento della soglia dei 300 milioni di bottiglie potrebbe richiedere molto più tempo. In altre parole, il futuro dello Champagne dipenderà anche dalle scelte strategiche della stessa regione.

Change privacy settings
×