Accordo UE-India: quali prodotti alimentari italiani potranno accedere al mercato indiano

Nuove frontiere per il vino: l'India si prepara ad accogliere un accordo di libero scambio

Nuove frontiere per il vino: l'India si prepara ad accogliere un accordo di libero scambio

Marco Viscomi

28 Gennaio 2026

L’intesa UE-India apre nuove opportunità per l’agroalimentare italiano, ma restano ostacoli culturali e tecnici su salumi e formaggi. Crescono interesse per olio d’oliva e dolci

 

Bruxelles, 28 gennaio 2026 – L’accordo commerciale tra l’Unione Europea e l’India è ormai a un passo dalla finalizzazione, con potenziali impatti significativi per il settore agroalimentare italiano. I negoziati, ripresi con vigore dopo anni di stallo, puntano a definire un’intesa che potrebbe aprire uno dei mercati più vasti al mondo, con oltre 1,4 miliardi di abitanti. Tuttavia, la natura della cucina indiana e le specificità del mercato locale influenzano fortemente quali prodotti italiani potranno beneficiare realmente dell’intesa.

India, opportunità e limiti per i prodotti agroalimentari italiani

L’India, con le sue profonde radici culturali nella cucina latto-vegetariana e l’uso prevalente di spezie, presenta un quadro complesso per le esportazioni italiane. Il settore dei salumi, uno dei fiori all’occhiello del made in Italy, è destinato a incontrare forti difficoltà. L’ampia diffusione di una popolazione prevalentemente vegetariana, unita a restrizioni culturali e religiose che limitano il consumo di carne, rende improbabile un’ampia penetrazione di questi prodotti sul mercato indiano, anche in caso di azzeramento dei dazi doganali.

Un altro comparto che fatica a trovare spazio è quello lattiero-caseario. Nonostante l’India sia uno dei maggiori produttori mondiali di latte, la pratica del divieto di utilizzo del caglio animale nelle produzioni casearie locali rappresenta un ostacolo insormontabile per la maggior parte dei formaggi italiani tradizionali, che ne fanno largo uso.

Al contrario, altri settori agroalimentari italiani possono ambire a una crescita significativa. In particolare, l’olio d’oliva rappresenta un prodotto con un potenziale di espansione interessante. Sebbene il consumo di olio extravergine di oliva sia ancora poco radicato nelle abitudini alimentari degli indiani, che tradizionalmente utilizzano oli locali come quello di sesamo o di arachidi, gli sforzi di promozione e educazione al consumo potrebbero aprire nuove vie di sviluppo.

Un altro comparto in forte crescita è quello dei prodotti dolciari e da forno italiani. La cucina indiana fa largo uso di dolci e snack, e la popolarità globale delle specialità dolciarie italiane potrebbe favorire una penetrazione nel mercato. La versatilità e l’apprezzamento globale per questi prodotti sono fattori chiave per conquistare il palato indiano.

Il contesto della cucina indiana e il mercato alimentare

La cucina indiana, che si divide principalmente tra le tradizioni del Nord, più orientate al consumo di carne, e quelle del Sud, più vegetariane e ricche di spezie, si caratterizza per l’uso intenso di spezie come curry, curcuma, cumino e cardamomo. Gli alimenti vengono spesso consumati accompagnati da pani come il naan o il roti, e i pasti sono un’esperienza di condivisione e convivialità.

Inoltre, la cucina indiana fa largo uso di latticini, ma con specificità locali come l’assenza di caglio animale, che limita l’importazione di formaggi tradizionali italiani. Tra gli utensili tipici, il tandoor — forno di argilla utilizzato per cuocere pane e carne — e il kadai, una padella profonda per friggere, sono elementi distintivi della preparazione del cibo.

Il mercato indiano si distingue anche per una forte tradizione di street food e snack, come i samosa e il bhel puri, e per piatti molto speziati e variegati, che richiedono un’attenta adattabilità da parte dei prodotti esteri.

Prospettive commerciali e trattative in corso

L’Unione Europea è attualmente il primo partner commerciale dell’India, con scambi che nel 2023 hanno superato i 124 miliardi di euro. I colloqui per l’accordo di libero scambio, che potrebbero concludersi già nelle prossime settimane, mirano a ridurre le barriere tariffarie e non tariffarie per prodotti chiave come automobili, alcolici e vini dall’Europa, mentre l’India punta a un più facile accesso per i settori tessile e farmaceutico.

Il Commissario europeo per il Commercio, Maroš Šefčovič, e il ministro indiano Piyush Goyal hanno riaffermato l’impegno per un quadro commerciale moderno e regolamentato, che salvaguardi gli interessi delle piccole e medie imprese e favorisca l’integrazione delle industrie indiane nelle catene globali di approvvigionamento.

Nonostante i progressi, alcune criticità permangono, tra cui la resistenza indiana a includere clausole sullo sviluppo sostenibile e le preoccupazioni europee riguardo alla Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), strumento fondamentale per proteggere il mercato unico europeo dalle emissioni di carbonio importate.

L’accordo, una volta firmato, rappresenterebbe l’intesa commerciale più grande mai realizzata dall’Unione Europea, con un potenziale impatto strategico di lungo termine sia per la crescita economica che per il rafforzamento delle relazioni tra due delle maggiori economie mondiali.

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