L’atmosfera al Vinitaly, la fiera di riferimento per il mondo del vino, è cambiata radicalmente rispetto agli anni passati. Quest’edizione ha segnato un passaggio da un approccio edulcorato a uno più realistico, in risposta alle sfide urgenti che il settore vitivinicolo italiano sta affrontando. Se nel 2022 la crisi era stata ignorata, quest’anno si è finalmente iniziato a discuterne, seppur in modo timido.
Uno dei temi caldi è stato senza dubbio quello dei dazi, in particolare le tariffe imposte dagli Stati Uniti, che continuano a pesare sulle esportazioni di vino italiano. La presenza massiccia di rappresentanti del Governo è stata un chiaro segnale dell’importanza del vino nell’economia nazionale, un settore che vale 45 miliardi di euro e impiega circa un milione di persone. È evidente che la necessità di risposte concrete è urgente, e il supporto istituzionale è fondamentale.
Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, ha aperto la fiera sottolineando l’importanza di affrontare i problemi del settore. Ha dichiarato che è più semplice organizzare eventi di successo quando il mercato è in crescita, ma in tempi di crisi come questi, è necessario un supporto supplementare. Le sue parole hanno messo in evidenza che Vinitaly è anche un luogo di confronto per affrontare le problematiche del vino.
La discussione sui dazi ha dominato l’agenda, con un messaggio chiaro: l’Europa non deve rispondere con “contro dazi” a Trump, poiché ciò danneggerebbe ulteriormente i produttori europei. Matteo Zoppas, presidente dell’Agenzia Ice, ha lavorato a un vademecum per aiutare le imprese a fronteggiare la situazione, sottolineando l’importanza di un approccio razionale e senza allarmismi.
Il commissario Ue all’Agricoltura, Christophe Hansen, ha partecipato per presentare il Pacchetto vino, un programma di sostegno per il comparto vitivinicolo attualmente in difficoltà. Nonostante le lodi ricevute, i rappresentanti sindacali hanno espresso preoccupazioni su alcuni aspetti del pacchetto, chiedendo modifiche e miglioramenti nel confronto con il Parlamento e il Consiglio dell’Ue.
Nonostante l’atmosfera di cautela, la mancanza di una discussione più incisiva sulla crisi ha lasciato alcuni operatori del settore insoddisfatti. Tuttavia, la speranza è che il dialogo avviato durante il Vinitaly possa portare a un approccio più concreto per affrontare le sfide future.
La fiera ha dimostrato che, sebbene ci sia ancora molto lavoro da fare, il settore è pronto a confrontarsi con la realtà. Solo attraverso il dialogo e la collaborazione, la comunità vitivinicola potrà superare le difficoltà attuali e garantire un futuro prospero per l’enogastronomia italiana.
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